“Le Chiese svuotate sono la profezia di ciò che accadrà fra qualche anno”


Con la venuta del Coronavirus la storia del pianeta si è stravolta. Molte riflessioni sono state fatte e a diversi livelli e in vari ambiti. Da quella che poteva sembra una malattia che riguardasse solo una parte del globo e quindi una notizia da ascoltare al tg con relative e occasionali raccolte fondi attraverso i quali commuoversi siamo arrivati ad essere protagonisti e pazienti di questa malattia.

La prima misura che è stata presa in Italia è stata la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado comprese tutte le università. Ma quali sono gli effetti che hanno avuto nella società? Quali sono gli effetti sui singoli in ordine alle restrizioni che man mano sono state date?

All’inizio sembrava tutto un gioco, il gioco a fare i grandi comportandosi da bambini. Mentre molte famiglie iniziavano a denunciare problemi nelle comunità religiose i grandi spazi della comunità non facevano sentire il peso della restrizione.

Molti all’inizio della pandemia si sono affrettati a dire che ciò che accade non è altro che la realizzazione di profezie di mistici, altri che il tal mago o veggente aveva predetto ciò che stiamo vivendo. Ho sempre pensato che, attraverso la pandemia, ci viene data la possibilità di riscoprire le relazioni, con coloro che viviamo, di iniziare a vivere in maniera concreta le persone con cui ci si trova a dividere degli spazi

Poi ecco all’improvviso niente messe, celebrazioni a porte chiuse, comunione spirituale, una cosa che sembrava un brutto sogno, un incubo fatto in una notte con tuoni e lampi. La risposta della Chiesa, in ordine all’anticontagio, è stata di allineamento con le disposizioni date. Uscire solo per necessità. Procurarsi cibo o farmaci, lavorare. Poi c’è il fumare, il tabaccaio che vende sigarette o gratta e vinci rientra tra i luoghi che possono essere raggiunti senza contravvenire alle norme del governo. L ‘andare in chiesa, invece, non rientrando tra le cose da fare per estrema necessità può essere fatto solo se si è usciti per necessità. Mentre si può provvedere i bisogni del corpo e ai vizi quali il fumare, il cristiano per provvedere ai bisogni dell’anima quasi quasi deve aver il vizio delle sigarette in modo tale che andando dal tabaccaio se per raggiungerlo passa davanti ad una chiesa può entrarci. Fumo e gratta e vinci sono delle entrate a cui lo stato non ha voluto rinunciare, questa è l’opinione delle persone intelligenti.

E come hanno reagito i pastori? Muti! Si è attaccata la lingua al palato, in nome di quell’essere prudenti si sono rifugiati nelle catacombe. Ma dove è la Chiesa che quando c’era la peste faceva lei i decreti? Non credo che questo sia il momento in cui questo possa essere rifatto, ma rifletto che la dimensione profetica della Chiesa è morta. Ma quelli che hanno detto tante volte: bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini dove sono? Tutti dietro una telecamera.

Alcuni di buona volontà hanno indetto crociate via web, ma la maggior parte dei preti è scomparsa nelle catacombe delle canoniche e delle case religiose. Nella cena del giovedì Gesù dice a Pietro: se non ti lavo i piedi non avrai parte con me” molti invece hanno pensato a salvarsi la testa e se ne sono lavate le mani, più che essere discepoli del crocifisso sembrano alunni prodigio di Pilato.

Ci è stato tolto lo sposo come dice Gesù: “Quando verrà tolto loro lo sposo allora digiuneranno”. Con la scelta di vivere nel limbo si è tentato di spegnere il fuoco di cui parla Gesù: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che questo fuoco fosse già acceso”. Molti al posto del fuoco nell’anima hanno preferito il caldo e tiepido maglione dell’allineamento senza dire o suggerire soluzioni alternative, evitando il pericolo del contagio senza trascurare le anime.

Fare la comunione spirituale alla fine delle “messe web” è semplicemente l’espressione di un desiderio… , ma? Stiamo dando spazio ad una mentalità che dice “per avere Dio non ho bisogno ne della chiesa ne dei preti” una religione personale. Ripeto e ripeterò che bisogna salvaguardare la salute senza perdere la propria identità. Se oggi avessimo uno di quei mistici che vivevano solo di Eucarestia, negandogliela li avremmo condannati a morte.

Non vogliamo avere il permesso di celebrare i sacramenti è un nostro diritto! È un diritto dei cristiani, non solo dei preti, nello stesso tempo è nostro dovere osservare delle norme che tutelino la salute delle persone. Sulle modalità per far rispettare questa norma si può discutere e confrontarsi, discutiamo sulla forma ma non sull’essenza se vogliamo continuare ad essere credibili, la CEI certamente darà indicazioni a riguardo, ma non vogliamo più aspettare, non vogliamo più vivere nelle catacombe quando le strade sono piene,soprattutto dopo Pasqua di gente che passeggia inutilmente. Ma non ci siamo resi conto che siamo complici e artefici di una profezia storica. Se non ci diamo da fare e non svegliamo le nostre coscienze le Chiese svuotate sono la profezia di ciò che accadrà fra qualche anno, coloro ai quali, pochi, è stato impedito di andare in Chiesa, saranno tra quelli che diranno che per essere in contatto con Dio non è più necessario frequentarla.

Lettera firmata da un sacerdote cattolica

© David Murgia – Il segno di Giona


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Ottima esposizione di pensiero e di fatto. Non potrei aggiungere una parola a quello che ho letto e che purtroppo è la realtà. Manderò questo scritto ai sacerdoti che conosco e ai miei contatti. Che Dio la benedica e le sia forza per portare avanti questa battaglia. Io ci sono. Nilla Gentile

Condivido pienamente. È ciò che continuo a chiedermi. Perché questo silenzio da parte della chiesa. Non voglio spingermi oltre con altre considerazioni per non creare ulteriori contrasti, ma soffro per questo silenzio.