Coronavirus, “si è forse accorciato il braccio del Signore?”


 

Paolo e Barnaba, cacciati da un paese, se ne vanno ad un altro. Trovano chi ascolta ma pure chi non li sopporta e li perseguita. Ma Dio li assiste e conferma la parola con i miracoli.

Il miracolo è il sigillo divino. A Listra, in seguito alla guarigione di uno storpio, la gente li scambia per dèi scesi dall’Olimpo in forma umana. Ottima occasione per farsi dare onori e offerte; ma essi gridano la loro indegnità e danno a Dio la gloria, “al Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano”.

Non ci sono altri dèi, né Zeus né Hermes sono nulla. Unico è colui che a tutti dà vita e provvidenza. In passato ha lasciato che ogni popolo seguisse la sua via; ma ora ha mandato il Figlio a dare la salvezza, come la guarigione dello storpio dimostra. Egli è Gesù! Nessun idolo può salvare la vita.

Gesù è Dio che salva. E questo non vale pure nel tempo della pandemia? Si è forse accorciato il braccio del Signore? Ma c’è ancora la fede in Cristo sulla terra?

Molti dicono di amare Gesù, ma poi non fanno ciò che lui comanda. Chi ne accoglie la parola, onora il Padre che in lui compie le sue opere. La gioia di Dio è fissare la dimora nei cuori che lo amano e rivelarsi a loro. A questi è riservato il dono del Paràclito, che dà la vera conoscenza di Gesù e rende santi testimoni del Vangelo. Di questi ha urgente bisogno la nazione, più che di tanti maestri e di dottori.

 

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