Edoardo Consonni e Alex Vescino: “la CEI ritratti il protocollo sulle messe con il popolo”


La recente pubblicazione del protocollo riguardante la ripresa delle celebrazioni con il popolo, datato 7/05/20, ha destato non poche perplessità e ha procurato tante preoccupazioni circa le modalità con cui si intende procedere alla riapertura delle celebrazioni liturgiche.

Il documento lascia trapelare una eccessiva attenzione per la cura dei fedeli, ma tralascia completamente il decoro e il rispetto nei confronti del Sacro, del Santissimo Sacramento.

Attraverso la riflessione che segue Edoardo Consonni e Alex Vescino del blog “Ecclesia Dei” chiedono alla CEI di fare un passo indietro, ritrattando alcune consegne riportate in questo protocollo e decidendosi, una volta tanto, a fare gli interessi della Chiesa pensando alla Sacralità della Liturgia, invece di dover accettare con incoscienza queste normative oltraggiose nei confronti di Nostro Signore Gesù Cristo.

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Ad impossibilia nemo tenetur

I. Introduzione

Il recente protocollo firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e da sua Em. Rev. il cardinale Gualtiero Bassetti, ha destato fin da subito delle preoccupazioni. Se infatti il documento mostra una attenzione meticolosa nei confronti della salute delle persone, dall’altra parte abbiamo riscontrato alcuni punti su cui si poteva, o meglio si doveva fare di più, e altri in cui invece ci troviamo di fronte a vere e proprie alienazioni lontane dal cattolicesimo. Rivolgiamo quindi un ammonimento direttamente alla CEI, in particolare a Sua Em. Rev. il cardinale Gualtiero Bassetti, firmatario del documento e promotore delle nuove misure per la celebrazioni ai tempi del Covid-19.

II. Analisi degli errori e delle incertezze del protocollo 7/05/20

Le disposizioni relative alla salute dei cittadini e alla sua tutela, per quanto compete il rischio dei contagi, sono giustamente affidate alla cura responsabile dello Stato. Egli può e deve poter stabilire le corrette disposizioni per poter tutelare in pienezza il soggetto posto sotto la sua custodia. Per converso, troviamo incorretto e oltraggioso che sia lo Stato a regolamentare la pratica e le modalità di svolgimento della Santa Messa, la cui cura è prerogativa esclusiva della Santa Chiesa Cattolica. La disciplina del culto e dei Sacramenti è dovere e diritto unico della Chiesa Cattolica, che è una realtà indipendente e svincolata dallo Stato, e dei suoi santi sacerdoti, consacrati ed elevati dal resto del popolino. L’imposizione assolutista delle regole specifiche relative al culto e alla Santa Messa rappresenta un attacco diretto alla autorità della Santa Chiesa Cattolica, che dispone di pieni poteri legittimi per poter gestire e dirigere le celebrazioni liturgiche. Questo principio è ribadito anche nella Costituzione dello Stato Italiano (“Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”, Art. 7 della Costituzione Italiana. Il protocollo in analisi dimostra invece l’esatto contrario).

Lo Stato faccia lo Stato, la Chiesa faccia la Chiesa. La influenza lapalissiana esposta nel documento analizzato dimostra come di fatto la Chiesa abbia perso il primato nella gestione delle faccende che le competono più di chiunque altro, perché propriamente ed unicamente sue.

Al numero 2.2 viene infatti affermato che: • “Al termine di ogni celebrazione, i vasi sacri, le ampolline e altri oggetti utilizzati, così come gli stessi microfoni, vengano accuratamente disinfettati”. Non si comprende come si possa pretendere l’estrema pulizia dei vasi sacri al termine della celebrazione dopo che si è eliminata, senza alcuna motivazione, la purificazione delle dita del celebrante con acqua e vino e la scrupolosa attenzione nel nettare patene, pissidi e calici che, nella maggior parte dei casi, viene svolto in modo frettoloso e inaccurato (la prima preoccupazione deve essere quella verso i frammenti eucaristici, non quella orientata all’eventuale contagio). Questa consegna manca inoltre della precisazione che a disinfettare i vasi sacri deve essere esclusivamente il sacerdote, come afferma il Catechismo del Concilio di Trento, parte seconda, n.234, “Il ministro dell’Eucaristia”: “Al fine di rilevare con ogni mezzo la dignità di tanto sacramento, non solo è riservata ai sacerdoti la potestà di amministrarlo, ma è proibito, per legge ecclesiastica, a chi non è negli Ordini Sacri di toccare o trattare i vasi sacri, i corporali e tutta la suppellettile necessaria per la consacrazione, salvo il caso di grave necessità. Cosí i sacerdoti e i fedeli intenderanno come debbano essere religiosi e santi coloro cui spetta consacrare, amministrare, o ricevere la santissima Eucaristia[. . . ]”. Questa omissione specificante è molto grave. Perché è stata omessa?

Al numero 3.2 viene inoltre affermato che: • “Può essere prevista la presenza di un organista, ma in questa fase si ometta il coro”. Il significato di questa frase è ambiguo. La presenza di un coro senza organista non rappresenta una minaccia per un eventuale contagio, secondo questa affermazione. Tuttavia, la presenza di un coro con un organista non viene lasciata passare. Sarebbe meglio forse specificare meglio cosa si intende dire, e lasciare più linee guida relative alle modalità con cui si deve condurre il canto liturgico.

Al numero 3.3 viene affermato che: • “Tra i riti preparatori alla Comunione si continui a omettere lo scambio del segno di pace” Lo scambio del segno di pace non è un rito di preparazione alla Comunione. Cosa c’entra lo scambio della pace con il sacrificio Eucaristico del Cristo, con la conversione sostanziale del pane e del vino in Corpo e Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo? Al numero 3.4 viene affermato che il sacerdote deve usare dei guanti monouso per maneggiare le particolare consacrate. Questo gesto è un gesto sacrilego, reo di anatema e in aperto contrasto con i canoni della Chiesa Cattolica. L’utilizzo di guanti monouso aumenta il rischio di perdita frammentaria di particelle, conduce inevitabilmente alla profanazione della Santissima Eucaristia. Questa pratica, se legittimata, può comportare più atti sacrileghi per una singola Messa, tanti quanti sono i frammenti di particole che possono venire dispersi sia durante le procedure relative alla consacrazione, sia durante la distribuzione delle particole ai fedeli. Con questa denuncia, sottolineiamo come questa profanazione già avvenga, ad opera di sacerdoti incompetenti, che non si preoccupano della cura della Eucaristia o perché non credono alla Presenza Reale, o perché non hanno ben chiaro che cos sia effettivamente un sacerdote cattolico. Questa consegna del protocollo aggrava una situazione già straziante, e infligge una ferita profonda nel corpo Mistico di Cristo.

Sempre al 3.4 viene affermato in seguito che non ci deve essere contatto con le mani nei fedeli. Si suggerisce indirettamente di ricevere la Eucaristia sulla mano, come di fatto sta già avvenendo da tanti anni, e soprattutto in questo periodo di pandemia. Innanzitutto, occorre ricordare che la pratica della comunione sulla mano è anti-cattolica e oltraggiosa, sotto diversi aspetti significanti e di linguaggio semiotico, pratico e ontologico. S.Ippolito (II-III sec) scriveva: “Stia attento, ciascuno che qualche frammento non abbia a cadere e perdersi, perchè è il corpo di Cristo”. Origene (185-254), S.Dionigio d’Alessandra (morto nel 264), S.Efrem (306-375), S.Damaso I (che fu Papa dal 366 al 384), S.Cirillo di Gerusalemme (315,386), S.Girolamo (345-420), S.Innocenzo I (che fu Papa dal 401 al 417). Perfino ai tempi di S.Leone I (440-461), i fedeli si comunicavano sulla lingua. Per non parlare dei Concili, tra cui menzioniamo il Concilio di Saragozza (380). Il Concilio di Rouen (650 circa) sancisce la ricezione della SS.ma Eucaristia esclusivamente sulla lingua. Il Concilio di Costantinopoli (692) PROIBISCE la ricezione sulla mano. Segue poi il Sinodo di Rouen, con il quale si decreta che fosse esclusivamente il Celebrante a deporre la SS.ma Eucaristia sulla lingua del fedele. Passando al periodo medievale e postmedievale, ci si rifà al dottore della Chiesa S.Tommaso d’Aquino, che giustifica la prassi, divenuta globale, di conferire tale Sacramento in bocca al fedele. La trattazione della Eucaristia effettuata nella Summa Theologiæ rispecchia la pratica, collegata alla natura sacramentale del soggetto analizzato. La pratica rimase invariata fino al pontificato di Pio XII, dove a primeggiare era la messa Tridentina, in cui la Eucaristia si riceveva solo in bocca, con la massima riverenza. Dopo il concilio, la pratica della comunione sulla mano cominciò a diffondersi in modo illegittimo su iniziativa di laici cattolici carenti di fede, a causa della natura più debole della Messa nuova, sotto il profilo della adoratio externa atque interna, e alla volontà di molti pastori di ridurre l’Eucaristia ad un mero simbolo del Cristo. Non mancarono comunque dei contrattacchi, anche se deboli. Lo stesso Giovanni Paolo II cercò di contenere a più riprese la diffusione della pratica della comunione sulla mano, senza però riuscirci, non avendo avuto appoggio dai vescovi e dalle varie comunità episcopali sparse nel globo intente a crearsi una propria chiesa indipendente. La pratica della comunione sulla mano veniva praticata dagli ariani, che non riconoscono la presenza reale di Cristo sotto le specie eucaristiche. Queste considerazioni sono di natura storica. Dal punto di vista teorico, è assolutamente illegittimo imporre poi la Comunione sulla mano, come si sottintende chiaramente in questo protocollo. Fonti di autorità maggiore rispetto ad un “protocollo CEI” come OGMR 160 e l’istruzione Redemptionis Sacramentum (91-92) affermano perentoriamente che è sempre diritto dei fedeli ricevere l’Eucarestia in bocca. L’imposizione della Comunione sulla mano è ormai diffusa, con migliaia di cattolici minacciati dai sacerdoti di alzarsi in piedi dalla posizione in ginocchio, e costretti a prenderla sulla mano sotto minaccia. Sono fenomeni ormai diffusi, che però nessuno mai denuncia. Dal punto di vista pratico, in tale contesto, è particolarmente appropriata la comunione in ginocchio, giacché aumenta la distanza tra il sacerdote ed il fedele. Al massimo, si faccia uso delle pinze eucaristiche e, anziché usare il guanto (dove buttarlo poi? Essendo entrato in contatto con il Santissimo Corpo di Cristo? Il protocollo non lo dice), terminata la distribuzione il celebrante metta le dita su una piccola fiamma come indicava San Carlo Borromeo durante la peste che colpì Milano. E’ assurdo eliminare “barriere” che costituivano maggiore sacralità (velo del calice, copripisside, veli omerali. . . ) ed erigerne per evitare il contagio. Forse che il centro del nostro culto non sia il Sacrificio di Cristo Redentore ma la “Santissima Igiene”? Viene poi da chiedersi come queste norme siano applicabili nelle comunità cattoliche di rito bizantino e nelle comunità ortodosse, quest’ultime non sottoposte alla giurisdizione CEI ma nello stesso problema. I cattolici di Lungro, Piana degli Albanesi, Grottaferrata, come riceveranno l’Eucarestia? Nel rito bizantino esiste solo il lavrida. Non è contemplata (e come potrebbe essere d’altronde) la distribuzione dell’Eucarestia sulle mani, essendo inoltre sempre sub utraque.

Ora, sulla scorta di queste osservazioni, oltre ad aspettarci che questa pratica venga condannata da Roma (anche se non mancano alcune perplessità circa il verificarsi di questo fenomeno di condanna, rimosso in nome del turbo-conciliarismo), esortiamo la CEI a prendere in seria considerazione la volontà di decretare la ricezione solo ed unicamente per via orale, visto anche la bassa probabilità di contagio associata a questa forma con cui ci si può comunicare. Questa tesi ha valenza scientifica ed è stato constatato dal Dr.Fabio Sansonna, che dice:

• “Il palmo delle mani e i polpastrelli, come la saliva, sono i principali vettori di Coronavirus, ma è difficile che possano causare infezione non contenendo virus in forma di goccioline o aerosol: infatti il Coronavirus deve “prendere il volo” per poter infettare. Finché la saliva non passa dallo stato liquido, come è normalmente in bocca, allo stato di goccioline o aerosol è potenzialmente innocua. La saliva diventa pericolosa quando si nebulizza in droplets con gli starnuti o la tosse o il parlare ad alta voce a breve distanza. Senza mascherina o con mascherina abbassata sotto il naso, le goccioline di saliva dopo uno starnuto arrivano fino a 6 metri di distanza, (per cui 1 metro non basterebbe), dopo colpi di tosse fino a 2 metri. Il palmo delle mani e i polpastrelli possono essere depositi di virus, ma difficilmente possono essere causa di infezione diretta, per cui certe soluzioni suggerite, come il disinfettarsi le mani in chiesa prima di ricevere la particola, o il mettere i guanti sono a mio avviso discutibili. E non dico inutili, ma non saranno certo queste manovre a proteggerci principalmente dall’infezione”. L’intero comunicato è riscontrabile presso il seguente il link (Comunione in bocca: nessun rischio per la salute – Dr. Fabio Sansonna, La Nuova Bussola Quotidiana).

Supponiamo infine che ci sia il rischio che il fedele prenda la particola da solo e si comunichi subito dopo, a mano libera. In tale caso, esortiamo al CEI a PROIBIRE questa possibilità, che da remota è divenuta concreta, in quanto già adottata in diverse parrocchie. Lo ricordiamo ancora, lo ripeteremo fino alla nausea: un non consacrato non può toccare le particole consacrate con le proprie mani, è atto di sacrilegio ed è stato condannato fin dal tempo del Concilio di Gerusalemme. I Padri della Chiesa, I santi Papi, i santi Dottori, i santi Confessori, i Concili: tutti hanno sempre difeso la vera dottrina circa l’Eucaristia, e le modalità con cui essa debba essere trattata. Ci aspettiamo che venga mantenuta questa continuità.

III. Conclusioni

A seguito delle osservazioni riportate, riteniamo che questo protocollo mostri delle misure non curanti nei confronti del culto e delle disciplina dei Sacramenti, che esso sia profondamente dannoso e volutamente ambiguo. Il trattamento nei confronti dell’Eucaristia è davvero inaccettabile, ed è gravissimo che a promuovere queste modalità pratiche sia la CEI, che dovrebbe invece difendere la Sacralità e la cura del Santissimo Sacramento. Noi di Ecclesia Dei incoraggiamo i fedeli, onde evitare abusi e sacrilegi, ad astenersi dalla Eucaristia. Meglio una Comunione non fatta, che una Comunione condotta in maniera indegna e sopratutto con sacrilegio afflitto al Corpo di Cristo. La CEI aveva un impegno. Questo impegno era quello di ridare la S.Messa ai fedeli cattolici. La mancata ottemperanza completa e rigorosa all’impegno assunto non è da imputare alle restrizioni del Governo italiano, bensì alla mancanza di consapevolezza della CEI nei confronti della reale natura della Messa. Se la salute fisica dei fedeli è importante, più importante è la salvaguardia della cura della Eucaristia, che questo protocollo mette in seria discussione. Se si garantisce una Messa senza riverenza per l’Eucaristia (che è il centro di tutta la Celebrazione, non è il popolo), allora tanto vale richiedere che venga celebrata. Confidiamo che la CEI conservi queste osservazioni, e si adoperi per rimediare al più presto agli errori evidenziati.


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