Filippo Savarese: “l’azienda ucraina di uteri in affitto si è data una randellata sui piedi”


 

Sembra proprio che la BioTexCom, l’azienda ucraina di uteri in affitto a cui mezza Europa affida il compito di sfornare bambini su misura, si sia data una clamorosa randellata sui piedi.

Il video promozionale che mostra una cinquantina di neonati schierati come polli in batteria e che doveva rassicurare i committenti sul buono stato degli ordini, invitandoli a chiedere ai Governi visti speciali per ritirare la merce bloccata dalla pandemia (sì, stiamo sempre parlando di esseri umani), ha scatenato un putiferio non solo all’estero ma anche in casa.

Il Commissario ucraino per i Diritti dei Bambini, Микола Кулеба, ha scritto un duro post su Facebook contro la maternità surrogata, definendola senza mezzi termini uno “sfruttamento delle donne al fine di guadagnare profitto e soddisfare le esigenze degli adulti, violando i diritti del bambino”.

Il Commissario ha lamentato il fatto che l’Ucraina stia diventando un grande mercato online internazionale di figli fuori controllo, tanto che non si ha nemmeno certezza di quanti bambini siano effettivamente prodotti e venduti. Va detto che accanto ai toni duri si leggono riferimenti a questioni di regolamentazione e di contrarietà alla maternità surrogata in quanto “commerciale”, forse lasciando margini per quelle forme di surrogata definite “etiche”, cioè senza compenso. Com’è noto, in questi casi il compenso è semplicemente mascherato gonfiando i lauti rimborsi spese per le procedure mediche affrontate (in ogni caso, l’indisponibilità della vita umana ne impedisce ugualmente sia la vendita che la donazione).

La questione non è chiarita dal Commissario, ma l’Ucraina spara un colpo importante di cui si dovranno seguire gli sviluppi politici. Per ora i trafficanti di figli subiscono un autogol. Il diavolo fa le pentole…

Filippo Savarese


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