Padre Giuseppe Tagliareni: “l’ira di Dio incombe sul mondo incredulo, idolatrico e perverso”


Alla fine del suo terzo viaggio missionario, Paolo convocò ad Efeso i capi delle comunità che aveva fondato, per fare le ultime raccomandazioni e dare loro l’addio, sapendo che lo attendevano tribolazioni e catene. Tornato a Gerusalemme, infatti, sarà arrestato, incarcerato e infine, mandato a Roma, dove poi subirà il martirio.

Egli dà le dimensioni del vero apostolo: tutto dedito al compito di annunziare il Vangelo e la conversione a giudei e greci, tra i contrasti e le persecuzioni dei nemici di Cristo, che più volte tentarono di ucciderlo. Con tutta umiltà, egli non si ritiene meritevole di nulla, ma desidera fortemente portare a termine il suo servizio apostolico, affidatogli dal Signore Gesù: “dare testimonianza al Vangelo della grazia di Dio”. Egli sulla via di Damasco, aveva avuto la grazia impagabile della conversione e da allora senti l’urgenza di annunziare a tutti la salvezza di Cristo e di manifestare ai credenti “tutta la volontà di Dio”, anche a prezzo della vita.

Gesù non pregò per il mondo, ma per i suoi che lo avevano accolto, credendo che Egli veniva da Dio per dare a tutti la salvezza. “Questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”. Fuori di qui, non c’è salvezza, ma l’ira di Dio incombe sul mondo incredulo, idolatrico e perverso. Lo sanno i cristiani che abbracciano il mondo con le sue seduzioni?

 


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