Padre Giuseppe Tagliareni: “dove venne decapitato San Paolo l’acqua sgorga ancora”


S. Paolo giunse a Roma in catene e così rimase due anni, con un soldato di custodia, in una casa presa a pigione, in attesa del giudizio dell’imperatore, a cui si era appellato. Continuò ad evangelizzare a voce e con lettere a persone e comunità che ben lo conoscevano, per esortare tutti ad essere fedeli a Gesù.

Al caro figlio spirituale Timoteo scrive che “la Parola di Dio non è in catene” (2Tim 2,9) e lo esorta ad evangelizzare in tempo opportuno e importuno. Si fa scrupolo di chiamare nella sua casa-prigione i capi dei Giudei viventi a Roma e di annunziare loro che il Messia tanto atteso, è venuto ma è stato rigettato e crocifisso. Risorto, è apparso anche a lui e lo ha inviato a portare il lieto annunzio a tutti i popoli. Ma i Giudei di Roma non vollero credere, come quelli della madrepatria, se non in piccolo numero.

Paolo continuò a parlare di Gesù a tutti coloro a cui poteva farlo, sigillando la sua testimonianza a Cristo, col martirio per decapitazione, alle Tre Fontane, dove subito dopo sgorgò un’acqua salutare, viva fino ad oggi.

L’inizio del Vangelo è l’annunzio angelico: “Vi è nato un Salvatore!”; il centro è: “Convertitevi, il Regno dei Cieli è vicino”; la fine è: “Tu, seguimi!”. Il male è tanto: c’è bisogno di un Salvatore. La speranza è certa: esiste davvero il Regno di Dio. La condizione per entrarvi è la perfetta sequela di Gesù Cristo. Non c’è altra via, se non falsa.


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Sante parole. Poche ma chiare. O CON GESÙ verso il Paradiso o senza Gesù verso l inferno