Nel cuore dei Santi: “San Marco, tra la Roma dei Papi e Venezia la Serenissima”


 

Nel cuore di Roma, eccoci a Venezia! Accade, a bordo di una gondola a vela, a chi avrà tempo e voglia di perdersi nel grandioso Palazzo Venezia, nella piazza omonima, che fu costruito da un Papa veneziano, amatissimo dai romani, Paolo II (al secolo Pietro Barbo), il quale, appassionato delle corse dei cavalli berberi lungo la via Lata (ora via del corso proprio per via delle corse equine…) si sporgeva, per seguirle, dal balcone che fu poi di Mussolini. L’ampio scalone ci conduce nelle sale che furono di un Pontefice rinascimentale dai gusti raffinati, perdiamoci nella bellezza dei quadri (c’è un Giorgione magnifico), nelle porcellane, fin nei mobili. Vi suggerisco poi, una volta fatto il pieno di eleganza veneziana, di passeggiare nel verde del giardino interno, dove una fontana cristallina mostra ai romani l’antico rito dello sposalizio del mare. I più fortunati (come chi scrive) potrà, chiedendo un permesso speciale, entrare nel cuore del cuore del palazzo: ossia nel viridarium, il giardino segreto…

E ora, una volta imburrati dei sapori e delle suggestioni della Serenissima, è tempo di dedicarci, anima e cuore, al Patrono della Città, cioè a San Marco, che è qui tutto romano e venerato nella stupenda basilica a lui dedicata e che è un tutt’uno col palazzo. Una Chiesa che, nelle sue viscere, ha due chiese più antiche. La prima, l’oratorio voluto proprio da San Marco che forse abitava da queste parti, la seconda voluta da Papa Marco I, le cui reliquie riposano ora nella Basilica… Entriamo, in punta di piedi, nell’atrio porticato, dove, alto sul portale, ci dà il benvenuto il leone alato, simbolo dell’evangelista. Un altro leoncino disteso e senza ali fa la guardia, sornione, al portone. Subito, a me e a tutti, la domanda sorge spontanea: perché proprio il leone? Perché Marco ebbe quel simbolo?E la risposta la troviamo in questa chiesa medesima. Marco (che in realtà si chiamava Giovanni), scelse un nome romano, un nome che significa in buona sostanza coraggioso (essendo un nome ispirato al Dio Marte) per meglio ambientarsi nell’Urbs, e scrisse il suo Vangelo, proprio qui, per i romani, che non avrebbero mai seguito un Dio crocifisso, fatto umile servo dei servi. Il leone, simbolo di forza e che, con le sue ali, conduce alla gloria, avrebbe convinto i romani. Immersi nell’oro basilicale, ammiriamo il Cristo Pantocrator, al centro dell’abside, il Re dei Re, quasi un leone, che è Re degli animali. Fu il bizantino Cristo Pantocrator, Re dei Re, a convertire Roma. E il leone di Marco.

Marco, dunque, giunse a “Babilonia” (come viene chiamata Roma nelle Scritture) al seguito di Pietro, il quale in casa di sua madre – una delle Marie che seguiva Gesù, forse la sorella di San Giuseppe – aveva trovato rifugio dopo la liberazione miracolosa dal carcere. Volate con me nelle stanze vaticane di Eliodoro  per ammirare, in muto stupore, la liberazione di San Pietro per come l’ha dipinta l’adorabile Raffaello Sanzio. La scena è notturna, scuri i colori, dal grigio al nero, solo l’angelo splende in luce viva e d’amore. Un angelo in veste rosa che conduce San Pietro per mano tra i soldati addormentati, verso il martirio romano. Per pregare di fronte alle sante catene di San Pietro (che si fusero insieme miracolosamente, le ebraiche e le romane…), bisogna arrampicarsi su per la scalinata di San Francesco di Paola che porta a San Pietro in Vincoli, la basilica del Mosè di Michelangelo. Sostate in preghiera davanti alla sacra reliquia e San Pietro vi libererà. Prima di tornare sui vostri passi fino alla piemontese Via Cavour, vi consiglio di ammirare il palazzo in opus reticulatum bianco e nero che si erge quasi minaccioso sulla scalinata. Vi abitava Vannozza Cattanei, la madre di Cesare e Lucrezia Borgia, figli di Alessandro VI, Papa Borgia. La leggenda monticiana vuole che ancora oggi il fantasma di Vannozza si aggiri per le stanze piangendo la morte prematura dei suoi figli…

 Anche San Marco subì il martirio, ma non a Roma. Per vedere in immagini la sorte del martire Marco in terra d’Egitto, dove era andato a portare la Parola, la Basilica sua ci invita alla meditazione. Le tele dell’arresto e del martirio di San Marco sono di un pittore francese, poi gesuita, specialista in scene di battaglie, noto con il soprannome di “Il Borgognone”. Al centro, più bella, nell’arancio del mantello che sventola al ponentino romano, c’è San Marco in gloria, una tela dipinta dal Raffaellino, pittore viterbese, allievo del Domenichino. Sulla destra, i pagani, incoronati di lauro, sopraffatti dall’apparizione in cielo della Santa Vergine che Marco indica come porta del Cielo. E Maria ha in mano una croce: la Via, la Verità e la Vita. Accucciato ai suoi piedi un leone senz’ali perché le ali  le hanno per lui i due angioletti che a Marco recano la palma del martirio.

Le sacre reliquie di San Marco ora sono a Venezia nella Basilica che tutti conoscono almeno in cartolina. Furono portate da un mercante che le nascose, per sfuggire ai maomettani, tra carne di maiale. Venezia, che pure aveva per Patrono, San Teodoro, mutò Santo protettore e il Leone alato è bandiera della Serenissima nel mondo intero. Lascio, ora, San Marco, allo splendore del suo Vangelo che inizia, folgorante, con la predicazione di un altro leone, San Giovanni Battista, e, prima di congedarmi con una riverenza, permettetemi di dedicar queste poche righe a mio fratello Marco, compagno d’infanzia, che ora vive nelle belle terre brasiliane. Un ricordo tra noi, dolcissimo, quando dormivamo in un letto a castello e lui su e io giù. La gamba mia a squadra per svegliarlo: “Marco, non riesco a dormire…”. Così ci mettevamo a chiacchierare e le parole diventavano alate, portate dal sacro leone, nel mondo dei sogni…

 

BENEDETTA DE VITO


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Congermo che scrivi benissimo.Non sapevo alcune cose tipo che Marco in realtà si chiamava Giovanni.E che il nome Marco viene da marte .Che le reliquie di s.marco a venezia sono state portate la grazie ad uno strtagemma di un mercante.Brava!!!!!!