Shemà: “se scegliamo di seguire Gesù entreremo anche noi nella Sua libertà”


Informazione Cattolica ospita la rubrica Shemà (che in ebraico vuol dire “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno a cura della teologa Giuliva Di Berardino*. Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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In questo brano del Vangelo leggiamo le parole di Gesù rivolte ai suoi discepoli. E notiamo subito un piccolo particolare interessante su cui oggi ci soffermiamo: c’era qualcuno, tra i discepoli, al tempo di Gesù, che interpretava le parole del Maestro, tanto da ritenerle una specie di oltraggio alla Legge e ai profeti.

Se Gesù infatti fa un certo tipo di discorso ai discepoli è perché sicuramente si era generata qualche polemica sul modo di insegnare o di agire di Gesù, rispetto alla Legge. Questo particolare è interessante, perché quì non si parla di scribi e farisei, dai quali ci potremmo aspettare interpretazioni simili, ma quì si tratta dei discepoli di Gesù!

Tra i discepoli di Gesù c’era chi la pensava proprio come gli scribi e i farisei. Magari seguivano il Rabbi Nazareno proprio perché non era come gli altri farisei, ma poi, di fatto, l’opinione che si erano fatti su Gesù era proprio la stessa degli scribi e dei farisei. Ecco, oggi il Vangelo ci richiama a stare attenti, perché anche noi possiamo comportarci come questi discepoli: seguiamo Gesù, ma non per seguire Lui, anzi alla fine, lo seguiamo per continuare a pensare come la pensano tutti. Ma Gesù non è il Maestro che si adatta al nostro modo di vedere la realtà, e neppure noi possiamo possedere il suo modo di vedere la realtà. Gesù esige da noi un cambiamento in profondità, un cambiamento di approccio alla vita, alla Scrittura, alla Tradizione.

Non un cambiamento della vita, della scrittura, della Tradizione, ma del nostro stare nella vita, nella scrittura, nella Tradizione! Infatti, Lui lo dice, la sua chiamata non consiste nell’abolire, nel distruggere l’alleanza tra Dio e il suo popolo, alleanza che è sigillata nella Torah, la legge, e rinnovata nei Neviim, i profeti.  Gesù è il nostro Maestro perché Lui realizza l’alleanza nella Sua persona, nella Sua carne, e si tratta proprio di quell’alleanza tra Dio e il popolo che è scritta, sigillata, nella Torah, alleanza che può essere intesa, secondo l’idea biblica, come unione nuziale. Ecco perché Gesù stesso dice che non verrà cambiato neppure un piccolo segno, perché Gesù, per usare una similitudine propriamente biblica, è lo Sposo d’Israele, che riunisce il suo popolo, nello Spirito, in Dio.

Queste poche righe di Vangelo, allora, si comprendono alla luce della cultura giudaica di Gesù, che ce lo presentano come un uomo libero non secondo i nostri criteri, ma secondo i criteri biblici, quelli della tradizione d’Israele. In fondo, si capisce dal testo, quello che avevano capito questi discepoli, era proprio questo: Gesù è un uomo libero, ed  erano affascinati della persona di Gesù, dalla libertà del Rabbi Nazareno.

Pensavano che magari, mettendosi al suo seguito, potevano essere liberi anche loro come Lui. Ed è così! Se oggi scegliamo di seguire Gesù, entreremo anche noi nella Sua libertà, però non come quei discepoli si aspettavano, non come forse anche noi la pensiamo oggi, perché la libertà che Gesù ci insegna non disperde, non distrugge, non abolisce, ma si realizza in un modo completamente diverso: nel custodire, nel valorizzare, nel rispettare, e, nello stesso tempo, nel riordinare tutto, nel rianimare tutto, e nel dare senso a tutto. Questa è la libertà di Gesù rispetto alla Torah, questa è la libertà che possiamo avere anche noi quando, però, impariamo a considerare ogni realtà non attraverso la logica di una sterile normativa che ci porta alla ribellione, ma attraverso la grazia che si vive nell’amore.

Buona giornata con il Vangelo del giorno!

 

VANGELO SECONDO SAN MATTEO, 5,17-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

 

 

 

GIULIVA DI BERARDINO

 

 

* Giuliva Di Berardino, laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la “Licenza ad docendum” in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Dopo aver vissuto alcuni anni in Francia,insegna danza di lode e di adorazione. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia” (ed. dell’Immacolata), in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. Insegnante Religione Cattolica nella scuola pubblica ed è Pedagogista del movimento e liturgista.


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Un bel commento al Vangelo che mi chiede ancora una volta di cambiare e di convertire la mia vita verso la libertà di Gesù🌺