Pakistan, libera involontariamente due pappagallini e viene uccisa dai padroni


 

Ci giunge in questi giorni la triste notizia della morte di Zohra, una piccola bimba di 8 anni, picchiata a morte.
Con la promessa di un aiuto allo studio aveva lasciato, 4 mesi fa, la propria famiglia che viveva in condizione di povertà estrema a Kot Addu, nella provincia del Punjab in Pakistan.
La ricca famiglia di Rawalpindi che la doveva accogliere le ha, invece, presentato una realtà ben diversa.
Arrivata lì, è stata ridotta in schiavitu’, costretta ad accudire casa e il figlio piccolo della coppia.
A scatenare la furia omicida è bastata la involontaria liberazione da parte della piccola di due pappagallini di loro proprietà. Sono stati gli stessi coniugi a portare Zohra in ospedale con lesioni gravissime al viso, mani, gambe e torace.
Sul corpo della piccola, morta successivamente il ricovero, sono anche state trovate tracce che non escludono la violenza sessuale.

La piccola Zohra è solo l’ultima vittima di una piaga che vede coinvolti nel mondo più di 150 milioni di bambini, venduti, costretti a lavori pesanti, rischiosi per la loro salute fisica e mentale. Sono le vittime del lavoro minorile.

Proprio dalla stessa regione del Punjab arriva la storia di un’altra giovane vittima di questa realtà che, decidendo di ribellarsi e non subire passivamente la sua condizione di schiavo, è diventato testimone simbolo della lotta contro lo sfruttamento di milioni di bambini come lui.
Il suo coraggio purtroppo gli è costato la vita perché Iqbal Masih, a soli 12 anni, è stato ucciso da un colpo d’arma da fuoco nel giorno di Pasqua del 1995 mentre usciva di Chiesa con il Vangelo in mano.

Nato da cristiani poverissimi, Iqbal Masih già a 4 anni dovette andare a lavorare in una fornace di mattoni per aiutare la famiglia a sostenere le spese del matrimonio del fratello.
La famiglia poi, per saldare il debito, lo vendette al proprietario di una fabbrica di tappeti, in cui veniva costretto a lavorare 12 lunghissime ore al giorno, pagate una miseria.

A 10 anni, assistette ad una manifestazione del Bonded Labour Liberation Front, decise di cambiare la sua vita e di ribellarsi ai suoi aguzzini.
Tornò in fabbrica e si rifiutò di lavorare, nonostante le percosse. Fu minacciato e costretto con la famiglia a lasciare il villaggio.

Il Fronte lo prese come caso esemplare di resistenza e lo aiutò economicamente incitandolo anche a partecipare in conferenze internazionali volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti negati dei bambini lavoratori pakistani e contribuendo al dibattito sui diritti internazionali dell’infanzia.
Grazie anche al suo coraggio nel 1993 in Pakistan veniva approvato il Bonded Labour System Abolition Act (la legge sull’abolizione del lavoro forzato).

Al sacrificio di Iqbal e Zohra dobbiamo la presa di coscienza e la parziale sensibilizzazione in Pakistan su una pratica tanto barbara quale quella dello sfruttamento infantile.


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