Messa festiva: precetto sì, precetto no…


 

Con la ripresa il 18 maggio scorso delle celebrazioni liturgiche “cum populo”, in molti si sono chiesti se la sospensione del precetto festivo sia ancora vigente. In mancanza di una vincolante indicazione superiore, la risposta va cercata nei singoli decreti dei vari Vescovi o, meglio, “Ordinari del Luogo”. Una situazione, questa, che non pare stia dando risultati eccellenti, almeno in termini di chiarezza e informazione generalizzate nella totalità dei fedeli e, soprattutto, dell’auspicato ritorno “in massa” (si fa per dire) alle celebrazioni in presenza.

Cominciamo a dire che il protocollo firmato il 7 maggio 2020 dal presidente della CEI card. Bassetti e il premier Conte non poteva prevedere alcuna decisione in merito alla dispensa dal precetto domenicale e, anzi, credo abbia determinato un pericoloso precedente in termini di interferenza del Governo su materie di competenza prettamente ecclesiale.

Capire cosa i singoli vescovi delle diocesi d’Italia (ben 223!) abbiano disposto per i rispettivi fedeli non è compito facile, anche perché il linguaggio contenuto nei vari decreti non risalta, tranne lodevoli eccezioni in un lato o nell’altro, per chiarezza e sintesi. Plauso quindi a chi, come i vescovi di Reggio Emilia-Guastalla mons. Camisasca («il precetto rimane sospeso») o quello di Cerignola-Ascoli Satriano Mons. Luigi Renna («solo gli ammalati e le persone che hanno superato i 70 anni sono esonerate dal precetto festivo») hanno dato disposizioni chiare e non interpretabili soggettivamente.

Speriamo che dopo il 31 luglio prossimo, con la prevista cessazione dello stato di emergenza nazionale, le cose cambino e, attraverso i mezzi di comunicazione a disposizione della CEI e del mondo cattolico italiano, possa farsi chiarezza sulle modalità di assolvimento del precetto domenicale. Anche perché il nostro Paese ha ancora un ruolo importante, dal punto di vista emulativo, per le sperdute e timorose gerarchie e comunità euro-occidentali (molto diverso il discorso per le chiese dell’est Europa…). Basti pensare, per fare solo un esempio, alla situazione del Lussemburgo, Paese in cui la situazione dei contagi è sotto controllo e non sono previste da settimane misure restrittive all’ingresso né forme di quarantena obbligatoria, mail governo ha consentito le celebrazioni pubbliche solo a partire da domenica 29 maggio, con l’arcivescovo Jean-Claude Hollerich che ha addirittura deciso di prolungare la dispensa del precetto domenicale.

Ma la S. Messa domenicale è, per il cristiano, un impegno irrinunciabile, da vivere non solo per assolvere a un precetto, ma come bisogno di una vita cristiana veramente consapevole e coerente.“Il sabato è per l’uomo, e non l’uomo per il sabato” (Mc 2, 27), ha ricordato il sopra citato Vescovo Renna nel decreto prontamente promulgato per la “fase 2”. «Per affrontare questa fase con lo spirito di chi deve essere “buon cristiano e onesto cittadino” (don Bosco) – ha disposto il presule nominato il 1º ottobre 2015 da Papa Francesco titolare della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano-, dispongo le seguenti norme […] 9. Chi è esonerato dal “Precetto festivo”? Tutti coloro che sono ammalati e le persone che hanno superato i 70 anni, sono esonerate dal precetto festivo a norma del can. 1245 del Codice di Diritto Canonico» (Mons. Luigi Renna, Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, 14 maggio 2020).

Sono disposizioni perfettamente in linea con quanto ricordato da un altro vescovo, quello di Frascati monsignor Raffaello Martinelli, che in un suo importante saggio ha evidenziato l’importanza della celebrazione eucaristica per le famiglie cristiane: «Quando i genitori partecipano con i loro figli alla S. Messa, le famiglie cristiane vivono una delle espressioni più qualificate della loro identità e del loro “ministero” di chiese domestiche. Sant’Ignazio di Antiochia (?-c.110) presentava i cristiani come coloro che vivono “secondo la domenica” (Lettera ai cristiani di Magnesia, pagina IX,1). Questa formula del grande martire antiocheno mette chiaramente in luce: il nesso tra la realtà eucaristica e l’esistenza cristiana nella sua quotidianità; l’esistenza della persona rinnovata dall’incontro con Cristo, divenendo così un’esistenza eucaristica come offerta di sé stessi a Dio; il valore paradigmatico che questo giorno santo possiede per ogni altro giorno della settimana» (Mons. Raffaello Martinelli, Frammenti di verità cattolica. Catechesi Dialogica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2014, p. 160).

 

GIUSEPPE BRIENZA

 


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