Esclusivo. Della “liaison” (spezzata) tra la CEI e il Governo Conte 2


In questo articolo parlerò di com’è iniziata la “liaison” (legame) tra la CEI e il Governo Conte 2, nata come una “collaborazione”, e di come si è cementata nella difficoltà e nella tragedia della crisi Covid. Di come la CEI ha supportato la comunità nazionale nel dolore e nella sofferenza durante l’epidemia, e di come il Governo e la sua maggioranza, dopo aver incassato ogni sorta di aiuto, l’abbia abbandonata bruscamente.

Il secondo Governo Conte ha giurato il 5 settembre 2019 e, già il 22 dello stesso mese, viene siglato un protocollo di intesa (in quanto tale non innovativo) in base al quale la Chiesa si accolla i migranti sbarcati in Italia che gli altri Paesi europei non avrebbero accolto.

La sentenza della Corte costituzionale in materia di suicidio assistito in esito al giudizio sul caso di dj Fabo (ma in realtà fatto scoppiare dal segretario dei Radicali Italiani Cappato) cambia le carte in tavola. Riprendendo le parole più volte ripetute da Papa Francesco, i vescovi italiani ribadiscono che non ci può essere spazio per assecondare la volontà di suicidio di alcuna persona. E chiariscono che non è un problema di caso singolo, ma di spinta culturale negativa, di “cultura dello scarto”.

Il supporto della CEI all’esecutivo giallo-fucsia, tuttavia, appariva ancora piuttosto forte. I nodi della legge finanziaria sono affrontati dai due interlocutori in un incontro a fine ottobre. La Chiesa ha chiesto sostegni per le fasce più deboli, come le famiglie numerose, i giovani, le persone affette da disabilità e gli anziani. I risultati sono stati però scarsini.

Di lì a poco il card. Bassetti ha aperto quindi il fronte della libertà educativa, denunciando la particolare situazione negativa dell’Italia rispetto a quanto accade nel resto d’Europa, dove ai soggetti non statali che erogano il servizio scolastico sono assicurati regolari finanziamenti. È questa la sussidiarietà, ha precisato giustamente il presidente della CEI. Il Governo Conte ha risposto mettendo mano al problema degli insegnanti di religione nelle scuole pubbliche…

Fin qui litigi e paci, insomma. Come tutti.

Arriva l’epidemia, e la CEI dichiara più volte la propria massima disponibilità nella ricezione delle direttive emanate e di piena collaborazione con la azione di tutte le autorità, promettendo preghiere per «ridurre smarrimenti e paure, che spingerebbero a una sterile chiusura». La sospensione del culto e della celebrazione dell’Eucarestia è accolta al termine di «un dialogo serrato… in cui si sono condivise la preoccupazione… e la collaborazione». Vedete quanto volte il comunicato della CEI parla di “collaborazione”…

La Chiesa ha d’allora moltiplicato le sue iniziative sul piano spirituale e su quello caritativo. Centomila euro alla Caritas. Mezzo milione al Banco Alimentare. Altri dieci milioni alla Caritas. Tre milioni di euro per alcune strutture sanitarie nel bel mezzo della bufera. Immobili messi a disposizione per iniziative di accoglienza dei più poveri. Altri tre milioni per altre strutture sanitarie. Sei milioni di euro, e poco dopo altri tre, per aiutare i Paesi africani e altri Paesi poveri nell’attuale situazione di crisi mondiale. Duecento milioni di euro destinati a far fronte alle conseguenze economiche, sociali e sanitarie del Covid-19. Ulteriori 2 milioni e 400mila euro per altre strutture sanitarie. E preghiere, suppliche, rosari. E l’atto di affidamento dell’Italia a Maria. E la straordinaria serata di Papa Francesco da solo a San Pietro col Crocifisso della chiesa di San Marcello al Corso.

Di fronte a questa assunzione di responsabilità e al numero e all’ampiezza degli aiuti, il Governo ha risposto con freddezza.

Dall’avvio della Fase 2 è stata esplicitamente esclusa la ripresa delle celebrazioni cum populo, suscitando forte irritazione nella CEI. L’approvazione del “Decreto scuola” (8 aprile 2020) ha provocato ulteriori frizioni rispetto al disinteresse della maggioranza per un tema così sensibile. Ulteriore motivo di scontro, il disegno di legge Scalfarotto-Zan, che – secondo la CEI – colpisce l’espressione di una legittima opinione, limitando «di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso» in un Paese nel quale non c’è nessuna emergenza “omofobica”, anzi.

Reazione isterica della maggioranza. La senatrice Monica Cirinnà (Pd) ha detto che «discriminazione e violenza non sono opinioni protette dall’art. 21 della Costituzione», l’altro relatore al disegno di legge, l’on. Alessandro Zan – dello stesso partito – ha soggiunto che si tratta di polemiche pretestuose, mentre un consigliere comunale di Milano ha chiesto puramente e semplicemente provvedimenti governativi contro la CEI.

A volte le “storie d’amore” finiscono. Occorre gettarsele dietro le spalle e non pensarci più.

 

Mauro Rotellini


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La neo Chiesa s’immola sull’altare dell’ideologia.