Shemà: “l’Eucaristia, ‘pane di vita’ per il mondo”


 

Informazione Cattolica ospita la rubrica Shemà (che in ebraico vuol dire “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno a cura della teologa Giuliva Di Berardino*. Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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Domenica 14 Giugno 2020

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO A)

 

Oggi è la Domenica della festa del Corpo e Sangue di Cristo.

Il Vangelo ci presenta la parte finale del lungo discorso del Pane di Vita, che ci fa penetrare dentro il significato profondo della moltiplicazione dei pani e dell’Eucaristia come “pane di vita” per il mondo.

Il lungo discorso del Pane di Vita (Gv 6,22-71) è una lunga sequenza di sette dialoghi di Gesù con coloro che restarono con lui  dopo la moltiplicazione dei pani.

Praticamente sono una lunga catechesi che il Vangelo propone a noi cristiani, oggi, in questa domenica solenne in cui adoriamo il corpo di Gesù come pane spezzato e mangiato, sangue versato per noi.

Ecco, innanzitutto Gesù cerca di far capire alla folla, e a tutti noi oggi, che non basta faticare e lavorare per il pane materiale, perché il pane vero è fare la volontà di Dio e chi si apre a Dio accetta Gesù e la sua proposta, che è questo entrare in comunione con Lui, mangiare la sua carne e bere il suo sangue, perché Gesù dona totalmente se stesso, il suo corpo, carne e sangue, pur di entrare in comunione con noi.

Oggi allora cerchiamo la comunione con Gesù, cerchiamo di unire il nostro cuore al suo cuore e sentire cosa Gesù ci chiede, in profondità.

Mettiamoci in ascolto di questo mistero che è il nostro!

Noi siamo dentro il corpo di Cristo che contempliamo, che mangiamo, che assimiliamo.

Siamo assimilati a ciò che assimiliamo!

Nel testo del Vangelo le parole di Gesù si riferiscono per tre volte a chi mangia la sua carne e beve il suo sangue, e per tre volte Gesù fa un doppio dono, un’eccedenza nell’amore.

Nella frase “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.”, c’è il dono sovrabbondante della risurrezione, della speranza dell’ultimo giorno, della vita nuova; 

Nella frase “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.” c’è il dono ulteriore del rimanere reciproco l’uno dell’altro, della comunione, dell’amore reciproco, dello stare in unità con Gesù; 

Infine nella terza frase, che chiude il testo del vangelo, leggiamo: “Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. Gesù ci promette e ci dona la vita eterna. Allora oggi vediamo che, nel corpo e nel sangue di Gesù, che celebriamo nell’eucaristia e che contempliamo nelle specie eucaristiche esposte per l’adorazione eucaristica, noi in realtà celebriamo e contempliamo il corpo di Gesù presente, non solo dandosi in cibo come pane nella sua carne e nel suo sangue, ma anche nelle promesse d’amore che questo suo corpo nutre in noi: la promessa della vita nuova, la promessa dell’unione d’amore con Dio e la promessa della vita eterna.

E’ un grande mistero! Il mistero eucaristico, mistero di ringraziamento che noi partecipiamo con tutto noi stessi, anche noi col nostro corpo, mangiando il desiderio di Dio per noi, le promesse d’amore che Lui, insieme al Suo corpo, ci dona.

Adoriamo oggi questo grande mistero e ringraziamo, con gioia, il Signore che ci ha tanto amato da dare se stesso totalmente nell’eucaristia, così che possiamo sempre di più unire la nostra vita presente a Lui, immergendola già da ora, nell’amore, nella speranza, nella fede, al futuro che ci attende per l’eternità.

Buona domenica del Corpo e Sangue del Signore, nell’amore e nell’unione col  corpo di Cristo. 

 

Buona Domenica con il Vangelo del giorno!

 

VANGELO SECONDO SAN GIOVANNI, 6,51-58

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 

GIULIVA DI BERARDINO

 

 

 

* Giuliva Di Berardino, laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la “Licenza ad docendum” in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Dopo aver vissuto alcuni anni in Francia,insegna danza di lode e di adorazione. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia” (ed. dell’Immacolata), in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. Insegnante Religione Cattolica nella scuola pubblica ed è Pedagogista del movimento e liturgista.


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