Esclusivo. La straordinaria storia di Giovanna D’Arco: infanzia e giovinezza


Chi era Giovanna d’Arco? In una mini-serie di articoli, proveremo a raccontare la storia di questa giovane santa, mandata da Dio per liberare la Francia dall’occupazione inglese e morta a soli 19 anni per mezzo del tribunale dell’Inquisizione, manovrato, come vedremo, dal potere inglese. Di lei abbiamo tantissime notizie storiche; la sua vicenda biografica è tra le più documentate tra i personaggi del XV secolo. Questo per il fatto che le fecero 2 processi: il primo, quando era viva, organizzato dagli Inglesi con il solo scopo di condannarla a morte e, il secondo, vent’anni dopo, disposto dal re di Francia (Carlo VII) per annullare il precedente processo. Se si togliesse Dio da questa storia, come alcuni hanno provato a fare, molti eventi raccontati farebbero acqua da tutte le parti.

Giovanna nasce probabilmente nell’inverno del 1412 a Domrémy da Jacques D’Arc e Isabelle Romée, alla sua nascita aveva già tre fratelli (Jacques, Jean e Pierre) e, dopo di lei, nacque un’altra sorellina (Catherine). Jacques e Isabelle erano agricoltori, veri e buoni cattolici, benestanti, nettamente al di sopra della media dei vicini. Lo attesta anche il gran numero di padrini e madrine presenti al battesimo di Giovanna.

Al villaggio di Giovanna, nonostante la maggior parte degli abitanti erano contadini, si fa politica. L’inglese Enrico V è entrato a Parigi e, nel 1422, si è proclamato “re di Francia”. Il Paese è diviso: i Borgognoni stanno con gli Inglesi, e così anche Parigi e la sua Università, la Sorbona. Il villaggio di Giovanna è dalla parte del “delfino” Carlo, il principe ereditario del trono di Francia, a cui rimane solo il Sud del regno.

Chiamarla “Giovanna d’Arco” (Jeanne d’Arc) in realtà è una “stortura” moderna. All’epoca nessuno la chiamava con quel “cognome”. Lei stessa si auto-nomina “Jeanne la Pucelle”, Giovanna la Pulzella. Il termine “pulzella” in italiano ha oggi un senso ridicolo ma, nella Francia dell’epoca, Pucelle voleva dire “vergine”, in quanto ragazzina che non è ancora in età da matrimonio. L’espressione “Pulzella di Orléans” comparirà solamente nel XVI secolo.

Jeannette, come veniva chiamata da bambina, viene educata alla fede cristiana e ai buoni costumi, e si comporta in modo tale che quasi tutti gli abitanti di Domrémy l’amavano: va assiduamente in chiesa, frequenta i luoghi sacri e si confessa spesso.

A casa si occupa dei lavori femminili: è bravissima a filare e a cucire e cresce come una ragazzina normale. Ma gli eventi che accorsero nell’estate del 1425 fecero di lei una ragazza diversa e straordinaria rispetto a tutte le altre.

Quando Giovanna ha 13 anni, succede infatti un evento straordinario, che ci viene descritto da lei stessa nel suo primo processo: «All’epoca dei miei tredici anni sentii una voce mandatami da Dio per guidare le mie azioni. La prima volta ho avuto molta paura. La voce si fece sentire a mezzogiorno, eravamo d’estate». Mentre si trovava nel giardino di suo padre, aggiunge, quella voce «veniva da destra, dal lato della chiesa. Quasi sempre c’è anche un bagliore. La luce viene sempre dallo stesso lato della voce e di solito è molto forte».

«Fu san Michele a mostrarsi [per primo] ai miei occhi. Non era solo, ma circondato dagli angeli del cielo… Li ho visti con i miei occhi, visti come vedo voi tutti[Giovanna sta parlando ai suoi giudici]. Quando mi lasciavano, piangevo e avrei voluto che mi portassero via con loro».

Le voci di cui parla Giovanna non quelle che un malato di isteria potrebbe sentire o quelle descritte in alcuni racconti o film su di lei: sono le voci di san Michele arcangelo, di santa Margherita di Antiochia (275-290) e santa Caterina di Alessandria (287-305), che oltretutto le appariranno e comunicheranno con lei in quasi tutti i giorni della sua vita. Due sante morte giovanissime, vergini e martiri.

Ma continua la Pulzella nei suoi racconti: «dopo averla ascoltata 3 volte, capii che era la voce di un angelo… Mi diceva di comportarmi bene, di andare in chiesa, di fare la brava ragazza, che Dio mi avrebbe aiutato. …Mi disse che era necessario che io, Giovanna, dovevo partire e andare in Francia. … di liberare Orléans assediata. Mi diceva di andare a trovare Robert de Baudricourt a Vaucouleurs perché mi desse degli uomini per accompagnarmi [in questa missione]. Le risposi che ero una ragazza, che non sapevo né andare a cavallo né fare la guerra. Poi l’angelo mi parlava della grande miseria in cui si trovava il regno di Francia».

Subito dopo, Giovanna, a 13 anni, farà voto di verginità.

La situazione per la Francia del tempo era davvero tragica: solo un miracolo poteva salvarla. Ma di questo parleremo nel prossimo articolo…

 

Simonpietro Carta

 


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments