L’obbligo domenicale è il più prezioso segno distintivo dei cristiani


 

«Speriamo che la riattivazione della normalità, sebbene nel segno delle distanze e delle mascherine, non ci faccia mettere da parte l’appello fondamentale che Dio ci ha rivolto attraverso la quarantena a cercarLo dentro di noi, e dunque a formarci alla preghiera, alla vita interiore, al rapporto con la Parola». L’ha affermato il sacerdote della diocesi di Roma Don Alessandro Di Medio in una recente riflessione pubblicata sull’agenzia d’informazione dei vescovi italiani (cfr. Fase 3: la necessità della vita interiore, in “Agenzia SIR”, 15 giugno 2020).

È stato dunque fruttuoso il “digiuno eucaristico” forzato che, per oltre due mesi, il Governo ha imposto ai cattolici italiani? Veramente non si direbbe molto, stando almeno al numero dei fedeli che sono tornati “in presenza” alla Messa domenicale. Approfittando anche della poca chiarezza in alcune diocesi sul perdurare o meno dell’obbligo del precetto festivo, si è trattato di una “sospensione” o di una “crisi” quella che i praticanti hanno subito durante il “confinamento”?

Non disperiamo che, una volta finita la facoltà delle “Messe in streaming” per i cattolici “preoccupati della malattia”, la nostra generazione possa definitivamente porsi alle spalle la prova affrontata con il lockdown così da tornare almeno ai livelli di pratica sacramentale pre-Covid!

Come rievocato in questi giorni da (In)Formazione Cattolica, è stato in particolare Benedetto XVI ad insegnarci, durante il suo pontificato, che l’obbligo domenicale rimane il più prezioso segno distintivo dei cristiani. Nella cerimonia di chiusura del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale tenuto a Bari nel maggio 2005, Papa Ratzinger ha richiamato in questo senso la testimonianza, nell’attuale Tunisia, dei 49 martiri di Abitene (IV secolo). Un’esperienza, ha avuto ad affermare il Pontefice emerito, «sulla quale dobbiamo riflettere anche noi, cristiani del ventunesimo secolo. Neppure per noi è facile vivere da cristiani, anche se non ci sono questi divieti dell’imperatore. Ma da un punto di vista spirituale, il mondo in cui ci troviamo, segnato spesso dal consumismo sfrenato, dall’indifferenza religiosa, da un secolarismo chiuso alla trascendenza, può apparire un deserto non meno aspro di quello “grande e spaventoso” (Dt 8,15) di cui ci ha parlato il Libro del Deuteronomio. […]  Il Figlio di Dio, essendosi fatto carne, poteva diventare Pane, ed essere così nutrimento del suo popolo, di noi che siamo in cammino in questo mondo, verso la terra promessa del Cielo» (Benedetto XVI, Omelia pronunciata a Bari per la conclusione del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale, Spianata Marisabella – Domenica 29 maggio 2005).

Ma come stiamo santificando la domenica, noi cristiani della Fase 3 dell’Anno Domini 2020?

In un libro sempre attuale perché efficacemente intriso della Dottrina di sempre, il Vescovo di Frascati Mons. Raffaello Martinelli ci ha ripetuto ad esempio che la partecipazione “fisica” all’Eucaristia domenicale fa memoria della radicale novità portata da Cristo: la liberazione dal peccato. La Messa, inoltre, deve estendersi agli uomini e alle donne del nostro tempo attraverso una condotta intimamente rinnovata in tutte le dimensioni dell’esistenza.

Alla luce di questo insegnamento fondamentale, ci chiediamo, come siamo chiamati a santificare oggi la domenica? «Partecipando anzitutto alla Celebrazione Eucaristica, la quale è veramente, per ogni battezzato, il cuore della domenica. “Senza domenica non possiamo vivere”: così proclamarono nell’anno 304 alcuni cristiani di Abitene (nell’attuale Tunisia), che subirono il martirio sotto Diocleziano, proprio perché non vollero rinunciare a celebrare l’Eucaristia domenicale» (Mons. Raffaello Martinelli, Frammenti di verità cattolica. Catechesi Dialogica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2014, p. 159). Altro, mi pare, non ci sia da aggiungere…

Giuseppe Brienza


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