Spesso si dimenticano i rischi nascosti della maternità surrogata


Spesso si parla di maternità surrogata soffermandosi principalmente sull’aspetto etico e sul dolore profondo che le due parti coinvolte, madre e bambino, vivono dal momento che essa recide intenzionalmente il legame naturale che si crea durante la gravidanza tra madre e figlio.

In realtà i rischi fisici e psicologici che questa pratica comporta sono molteplici e chi ha interessi economici o personali perché non venga interrotta non ve lo racconterà mai.

Nessuna donna merita di subire trattamenti tanto pericolosi solo per soddisfare desideri egoistici altrui, facendo tra l’altro leva sulle sue necessità economiche.

Innanzitutto, a causa degli elevati costi legati alla maternità surrogata e al desiderio di aumentare le probabilità di successo, nell’utero della madre vengono spesso impiantati più embrioni, il che comporta con molta probabilità il rischio di un taglio cesareo e degenze ospedaliere più lunghe, diabete gestazionale, ritardi della crescita fetale e nascita prematura.

Diversi studi hanno dimostrano un aumento dei ricoveri in terapia intensiva neonatale per le nascite da surrogata, rispetto alle nascite da concepimento naturale.

Nella maggior parte dei casi nella donna vengono impiantati ovuli di donatrice. Gli studi dimostrano che in esse vi è un rischio triplo di sviluppare ipertensione e pre-eclampsia.

Non solo, non riconoscendo il corpo della donna né l’ovulo né lo sperma che sono andati a formare l’embrione, essa viene bombardata di farmaci antirigetto, che hanno un impatto fortissimo sull’organismo, con possibili conseguenze tumorali, anche per il nascituro.

E poi ? Poi ci può essere anche la morte.
Come per Michelle Reaves, moglie e madre di due bambini piccoli che vivevano a San Diego, in California. Michelle era incinta, madre surrogata per la seconda volta per la stessa famiglia quando morì tragicamente, il 15 gennaio 2020, per una complicanza altamente fatale, l’embolia amniotica.

Oppure Crystal, deceduta il 22 febbraio 2017 per complicazioni legate al travaglio prematuro di una gravidanza surrogata. A seguito di una trasfusione di sangue ricevuta dopo un’emorragia, è stata dimessa dall’ospedale nonostante non si sentisse bene per poi morire a casa per embolia. Anche lei ha lasciato il marito e i suoi due bambini.

Negli Stati Uniti non vi è l’obbligo di tracciare e raccogliere dati sulle madri surrogate, quindi il reale numero di gravidanze surrogate che finiscono con la morte della madre e / o dei bambini non è conosciuto.

Non è nell’interesse delle grandi agenzie di surrogacy raccontarne il vero numero, per Crystal addirittura l’agenzia, la CPS (Center for Surrogate Parenting), aveva vietato categoricamente di parlare del caso. Per chi, nell’anonimato, ha raccontato la sua storia, le dimissioni premature di Crystal non sono neanche una coincidenza. Una gravidanza con dei problemi comporta costi aggiuntivi per i “genitori” d’intenzione, che l’agenzia vuole invece tranquilli.
Meglio affrettare le cose ed elencare anche quella tra le gravidanze andate a buon fine. Così però non è stato.

 

EMMANUELE DI LEO

 


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