Shemà. “La dignità di chi segue Gesù è qualcosa che si vede”


Informazione Cattolica ospita la rubrica Shemà (che in ebraico vuol dire “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno a cura della teologa Giuliva Di Berardino*. Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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Il vangelo di questa XIII domenica del Tempo Ordinario conclude il cosiddetto “discorso missionario” redatto da Matteo, che abbiamo cominciato ad ascoltare anche domenica scorsa.

Propongo oggi, in questo commento, un’analisi del testo seguendo un metodo rabbinico di lettura della Scrittura che parte dall’osservazione del testo come si presenta alla lettura, ricavandone i significati che vengono dal testo stesso.

Innanzi tutto cerchiamo nel testo gli elementi che ricorrono, che si ripetono.

Questa operazione si fa perché in genere, nei testi antichi e sacri, tutto quello che si ripete serve a evidenziare il messaggio che si ha maggior interesse di ricordare. Una prima ripetizione la troviamo, nel testo, nell’uso del pronome indefinito “chi“,  ripetuto per ben 8 volte, a dire che queste parole Gesù le pronuncia per coloro che intendono mettere in pratica le Beatitudini, non a una categoria precisa di persone. Segue l’espressione  “non è degno di me” per due volte, a dire che c’è una dignità dei discepoli, una dignita che è necessario acquisire per poter seguire Gesù: è la dignità di chi sa assumere le responsabilità riguardo alla propria vita e alle proprie scelte.

La dignità del discepolo, che sta alla base della libertà di fronte ai diversi legami della vita, a qualsiasi livello essi si pongano, come i propri genitori e parenti, i propri figli, il proprio lavoro, le relazioni che si vivono.

Dignità allora è affidarsi solo a Lui, sapendo assumere le responsabilità della propria scelta di vita e non fuggendo da essa.

Continuando ad analizzare il testo, troviamo poi un verbo che ricorre 6 volte: il verbo accogliere. La dignità di chi segue Gesù è qualcosa che si vede, si concretizza, anzi, si fa carne diventando accoglienza dell’altro. Non si può accogliere nessuno o dare col cuore qualcosa a qualcuno, nemmeno un bicchiere d’acqua, come ci ricorda oggi il Vangelo, se prima non si impara ad assumere su di sè l’esigenza di se stessi e dell’altro.

Completando la nostra anlisi del testo, troviamo la parola “ricompensa“, per tre volte. Ora, continuando a far parlare il testo, attraverso il metodo che sto adottando, facciamo un’operazione matematica: se al “chi“, ripetuto 8 volte, che indica la totalità di coloro che seguono Gesù, togliamo i 2 casi di indegnità del discepolato, restano i 6 casi che possono accogliere veramente l’altro come Gesù insegna, però, sembra capire, tra le righe, che tra questi, solo la metà avrà la ricompensa, perché la parola ricompensa ricorre 3 volte. Il numero è dimezzato, perché la ricompensa è di chi accoglie il profeta come profeta, e questo è molto difficile perché i profeti non sono stati mai accolti nella storia della salvezza, anzi, sono stati perseguitati! Così anche chi accolgie un giusto avrà una ricompensa, perché il giusto è difficile da capire chi lo è davvero, chi è davvero colui che lotta per la giustizia e non si accomoda nei compromessi. Poi la ricompensa ce l’ha chi accoglie i piccoli e i poveri, perché, semplice da capire, queste persone non hanno di cui poter ricambiare, perciò la ricompensa è Dio stesso!

Quindi chi ha la ricompensa da Dio è solo chi sa cogliere Dio stesso, o qualcosa di Lui, nell’altro.

Allora oggi il Vangelo ci mostra che seguire Gesù non è seguire qualcuno che ci fa star bene, ma qualcuno che ci fa crescere!

Non siamo noi a seguire Gesù, ma è Lui a seguire noi, perché possiamo imparare ogni giorno di più a vivere l’accogliere l’altro gratuitamente, a donare senza contare.

Se almeno per quel poco che possiamo, ciascuno di noi si impegnasse a stare seriamente al seguito di Gesù e a lasciarsi guidare da Lui, allora noi, anche se diventassimo poveri di soldi, non conosceremmo mai la miseria, per esempio,perché vivremmo tutti l’accoglienza reciproca nella dignità di essere noi stessi, in verità.

Allora preghiamo davvero, in questa XIII domenica del tempo ordinario, perché ciascuno di noi credenti possa acquisire quella dignità che ci fa cristiani nell’accogliere gli altri con la loro specificità, senza aspettarsi un tornaconto, con cuore libero e puro, proprio come ci insegna Gesù, con le sue parole, in questo testo del Vangelo.

Buona Domenica con il Vangelo del giorno!

 

VANGELO SECONDO SAN MATTEO 10,37-42

28 Giugno 2020

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

 

GIULIVA DI BERARDINO

 

 

 

* Giuliva Di Berardino, laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la “Licenza ad docendum” in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Dopo aver vissuto alcuni anni in Francia,insegna danza di lode e di adorazione. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia” (ed. dell’Immacolata), in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. Insegnante Religione Cattolica nella scuola pubblica ed è Pedagogista del movimento e liturgista.


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