Marco Tarquinio (Avvenire) tende un trappola a Salvini sullo Ius Culturae. Ma è un autogol!


 

Noi di Informazione Cattolica non amiamo le polemiche. La verità, però, sì. E leggere il commento del  direttore di Avvenire alla lettera che Salvini ha inviato al Presidente Mattarella in difesa delle Scuole paritarie, ci ha fatto sobbalzare. Parliamo di un tranello, non sappiamo se più misero o infelice, teso a Salvini sul tema dello ius culturae.

Anche per capire lo stile e la fenomenologia degli aficionados di Avvenire (sempre meno, per la verità) va prima spesa qualche riga sulle lettere che due scandalizzatissime lettrici, antileghiste per la pelle, hanno inviato al quotidiano (l’imboscata naïf di Tarquinio è contenuta nella sua risposta a costoro). Marinella Avanti, nella prima lettera, trova addirittura sconcertante non solo che Salvini abbia osato scrivere a Sergio Mattarella («Trovo la cosa in linea con il comportamento spregiudicato che contraddistingue Salvini»), ma anche che lo abbia fatto attraverso Avvenire («mi indigna il fatto che il senatore Salvini “usi” un giornale che tra i pochi è chiaramente, per ragioni evangeliche, in contrapposizione con la sua linea politica»). Della serie: difendiamo democraticamente la libertà d’espressione. E soprattutto, #restiamoumani.

Giuliana Babini non è da meno. Per la sobria autrice della seconda lettera (pubblicata anche questa senza batter ciglio) «che uno dei personaggi pubblici più maleducati e irrispettosi [..] possa ritenere che con qualche parola accattivante sia facile conquistarsi una platea di cattolici, senza che nessuno intervenga a togliergli la maschera mi fa vergognare come insegnante e come cattolica». Però!

Ma fin qui siamo alla più banale eterogenesi dei fini: lettere tese a dimostrare quant’è brutto e cattivo Salvini che invece trasudano disprezzo e violenza da ogni poro. Il bello però deve ancora arrivare. Ed  è la risposta del direttore. Lungi dallo stigmatizzare la foga odiatrice delle due “gentili signore”, Tarquinio prima le lusinga (“lettrici vere e consapevoli”), poi attacca i lettori in disaccordo dalla linea di Avvenire giustificando bellamente la censura delle loro lettere. Per Tarquinio quelli che mandano al quotidiano lettere dissonanti dalla sua linea sono fondamentalmente degli idioti «indotti a ritenere che per scrivere e apparire sulle pagine di “Avvenire” sia necessario intingere la penna nell’inchiostro delle “scomuniche” e degli “anatemi”». Non si è nemmeno accorto, il direttore, che “scomuniche” e “anatemi” sono

sono – almeno! – anche quelli delle due lettrici di Avvenire. …È che se l’odio è diretto contro Matteo Salvini proprio non lo vedono. Non è colpa loro. A proposito: il rancore delle due lettrici è nulla in confronto al coro dei commenti contro il leader leghista che si legge sulla pagina Facebook di Avvenire, quella relativa allo scambio di lettere che stiamo allegramente commentando.

Dopo averle lette tutte con somma edificazione, ci è parso chiaro come sia proprio il lettore di Avvenire, (che al 90% coincide col l’elettore di centrosinistra), inteso come categoria antropologica, ad essere intimamente buono e dialogante. (Ci scuserete per l’ironia, ma è davvero l’unica arma che ci è rimasta).

Mi direte: ma non siamo ancora allo ius culturae “appioppato” a Salvini. Vero. Arriviamo.

Non potendo Tarquinio appellarsi alla lettera scritta dal leader della Lega a Mattarella, perché – bontà sua – «del tutto pacata e segnata da una certa cortesia» (Tarquinio soffre così tanto ad ammetterlo che subito si rifà con un’amorevole stilettata: «Stile consueto o inconsueto al tratto pubblico del leader leghista ed ex ministro?»), e nello stesso tempo messo all’angolo dalle ringhianti, democraticissime lettrici (quelle per cui – ricordiamolo – il leader della Lega non doveva permettersi di scrivere a Mattarella), il direttore tira fuori dal cappello una vera e propria perla. In un modo a dir poco strumentale inizia ad agitare lo ius culturae, facendolo passare come il nuovo desiderata politico di Salvini. Il direttore di Avvenire riporta le parole del leghista al Presidente della Repubblica con la stessa aria stupefatta di chi ha sentito parlare per la prima volta un analfabeta selvaggio: «Identità, appartenenza, solidarietà vera integrazione..». Per poi preparare il trappolone: «Suona come un inno a quello ius culturae su cui anche noi diciamo da tempo che va rifondato il diritto-dovere di cittadinanza».

Non pago, Tarquinio fa capire chiaramente che verificherà con molta attenzione quelle stranissime e inaudite parole di Salvini. Anzi, il tono si fa velatamente minaccioso, oltre che, come si conviene in questi casi, fieramente solenne. «Matteo Salvini, scrive Tarquinio – ci ha messo la firma. Bene così. È un suono nuovo. Un impegno rilevante. E sono davvero curioso di vedere i fatti che seguiranno. Perché se le parole che scegliamo sono pietre, e ci giudicano, i fatti di più».

Ora, gentili lettori di Informazione Cattolica, siamo noi a chiedervi un favore. Leggete voi stessi su Avvenire la vicenda che vi abbiamo raccontato (la trovate qui). Poi diteci la vostra.

 

Valerio Pece

 

 


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Dr. Pece, ritiene davvero che le lettrici/lettori di Avvenire vedano l’autogol del loro Direttore di riferimento? L’odio e la faziosità che li spinge a leggere un simile giornale, come possono permettere a loro le deduzioni cui consegue l’autogol che lei segnala?

Avvenire ormai è diventato un giornale liberal e acattolico, completamente prono ai desiderata del PD e degli ex avversari grillini.
Lo leggo spesso perché un mio conoscente è un abbonato che deve metterlo ipocritamente in mostra, ma è pieno di mezze verità, verità non dette e commenti rivoltanti.

Gentile Giovanni, sono più che consapevole che molti lettori di Avvenire non possano avvedersi da un giorno all’altro dell’eterogenesi dei fini di cui parlo nell’articolo (scrivono “lettere tese a dimostrare quant’è brutto e cattivo Salvini che invece trasudano disprezzo e violenza da ogni poro”). Sono altrettanto certo, però, che alla lunga i lettori meno ideologici capiranno. Sicuro. Succede sempre più spesso. Anzi, leggere di (ex) lettori delusissimi è cronaca ordinaria. La nostra battaglia ovviamente non è certo su Avvenire (su cui scrivono fior di giornalisti) ma sulla sua linea politica, timida quando non menzognera tout court. Combattiamo per la Verità. Tutto il resto è Moia. 😉
V.P.

Vedremo quando i giornalisti contrari alla legge sulla omofobia verranno arrestati, cosa dira’ Avvenire riguardo al governo cattolico-comunista…