La celebrazione ad orientem esplicita il “significato teocentrico della Santa Messa”


Qualche anno fa il cardinale guineano Robert Sarah, attuale Prefetto della Congregazione del Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti aveva rilanciato la possibilità della celebrazione eucaristica ad orientem (con il sacerdote che guarda verso il tabernacolo) riconoscendo Dio al centro della liturgia e non il popolo.

Anche il cardinale Raymond Burke aveva fortemente appoggiato tale ipotesi, perché la liturgia “è la più alta e perfetta espressione della fede cattolica, quando è celebrata in modo corretto, con grande dignità”, perché “ci avvicina a Dio stesso”.

Il cardinale Burke si era detto in totale accordo con la richiesta del cardinale Sarah perché il sacerdote che celebra la Messa agisce “in persona del nostro Signore Gesù Cristo, offrendo questo culto a Dio” e, pertanto, dovrebbe concentrarsi su Dio. E questo “non vuol dire girare le spalle al popolo, piuttosto dare un significato teocentrico alla Santa Messa”.

Il sacerdote non è “una sorta di performer”, aveva detto Burke. Spesso “il sacerdote è il protagonista” è non lo è più “il nostro Signore Gesù Cristo”. E questo è “un errore grossolano e fondamentale che deve essere affrontato”. L’ex prefetto della Segnatura Apostolica, aveva anche sottolineato che le critiche che erano state sollevate contro la proposta del cardinale africano erano “infondate, ingiuste, e disinformate”.

Il patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta aveva ricordato che “il prete, come il nostro padre spirituale”, attraverso la Divina Liturgia vuol “sollevare le menti e i cuori a Dio”. Il cardinale Burke aveva chiarito che “non c’è nulla nei documenti del Concilio Vaticano II che richiede o addirittura suggerisce che la messa venga celebrata con il sacerdote verso il popolo” perchè “questa è una disciplina che è stato introdotto in seguito e io penso che faceva parte di una falsa riforma liturgica”.

Il cardinale Sarah aveva chiesto a tutti i cattolici anche di ricevere la Santa Comunione in ginocchio e sulla lingua, che è la norma della Chiesa, nonostante un indulto abbia permesso, andando al di là delle iniziali condizioni, a molte diocesi occidentali di poter amministrare la Comunione nella mano, con le inevitabili dispersioni dei frammenti del Corpo e del Sangue di Cristo.

Anche l’ex arcivescovo di St. Louis Raymond Leo Burke si era espresso a favore della pratica della Santa Comunione in ginocchio e sulla lingua.

Infatti il porporato aveva partecipato, inviando un contributo video agli organizzatori della conferenza che era stata tenuta sabato 5 ottobre 2019 a Roma, a due passi dal Vaticano, dal titolo “Ogni ginocchio si pieghi. La maestà e l’amore infinito della Santa Comunione”.

Attraverso quella iniziativa, organizzata dal Comitato internazionale laicale “Uniti con Gesù Eucaristia per le mani santissime di Maria”, erano state presentate alla stampa le 11 mila firme raccolte attraverso una petizione multilingue che chiedeva ai vertici della Chiesa Cattolica di permettere ai fedeli di trovare ancora gli inginocchiatoi nelle chiese, di estendere al mondo intero la modalità di distribuzione della Comunione eucaristica attuata in Vaticano per le Celebrazioni pontificie (vale a dire sulla lingua e in ginocchio) e, infine, l’introduzione del divieto della distribuzione della Santissima Eucaristia per i non consacrati.

Sotto il video dell’intervento di Sua Eminenza Raymond Leo Cardinal Burke

 


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