Massimo Gandolfini: “non esiste al mondo una definizione condivisa sull’omofobia”


Il prof. Massimo Gandolfini- neurochirurgo e psichiatra al Poliambulanza di Brescia, organizzatore e portavoce del Family Day e dell’Associazione Difendiamo i nostri figli – nel corso dell’intervista concessa ad (In)formazione cattolica ha fatto il punto, con estrema semplicità e chiarezza, sulla proposta di legge Zan, contribuendo ad arricchire il dibattito e a divulgare i contenuti di un testo ritenuto da più parti liberticida.

Mette subito in chiaro che “non esiste al mondo una definizione condivisa da tutti del termine omofobia” facendo “parte del cosiddetto neolinguismo… è una nuova denominazione che non ha un retroterra culturale nel tempo passato. Se dovessimo stare strettamente all’etimologia della parola, fobia vuol dire paura e, in ambito psichiatrico, le fobie sono la paura di qualcosa. Omofobia vorrebbe dire paura dell’omologo, cioè paura dell’uguale. È un non senso totale rispetto all’utilizzo pubblicistico che si fa oggi del termine, che è contraddittorio rispetto all’etimologia della parola perché vorrebbe dire paura della persona che ha un orientamento omosessuale, diverso dall’orientamento mio”. Insomma “una contraddizione in termini”.

Il prof. Gandolfini passa quindi alle conseguenze giuridiche derivanti dall’assenza di una definizione certa. Infatti “è pericolosissimo che non esista la descrizione della fattispecie di reato” perché si lascia al giudice monocratico (cioè singolo) la possibilità di interpretare liberamente e con ampi margini di discrezionalità il caso concreto. Chi verrà accusato di omofobia sarà inoltre lasciato in balia dalla descrizione di cui fatto che dipenderà unicamente dalla percezione della vittima, cioè da quanto questa si sia sentita offesa o diffamata.

Si è poi messo in evidenza che dal disegno di legge Scalfarotto alla proposta di legge è stato fatto un notevole salto di qualità in negativo sia per quanto riguarda l’inasprimento delle sanzioni penali sia rispetto all’allargamento della fattispecie di reato.

Notevole poi la trasversalità politica dei promotori. Non dimentichiamo che Zan-Scalfarotto-Boldrini-Perantoni-Bartolozzi appartengono a schieramenti diversi:PD, Italia Viva, Movimento 5 Stelle, Forza Italia). Indubbiamente i movimenti LGBT, nel corso degli anni, sono riusciti a entrare in modo capillare in gran parte degli schieramenti politici seguendo una precisa strategia.

Gandolfini parla di un “vento che sta correndo in tutto il mondo” e di una “vera e propria imposizione di un pensiero unico sui temi dell’educazione sessuale e della condotta e del comportamento sessuale” e quindi “cavalcando quest’onda numerosi partiti si sono lasciati contaminare da queste istanze”. Fa notare quindi che l’attacco più subdolo è sferrato da chi, nascondendosi dietro i reati di discriminazione verso le persone con condotta omosessuale, porta avanti “una cultura che è in opposizione e in contrasto alla cultura cristiano-cattolica e più in generale alla cultura giudeo-cristiana”.

Chiediamo al prof. Gandolfini cosa si rischierebbe di non poter più dire nel caso in cui passasse la proposta di legge Zan, per comprenderne l’incidenza sul piano pratico e quotidiano. Risponde senza mezzi termini che si tratta di un vero e proprio “bavaglio alla libertà di opinione e alla libertà di manifestazione del pensiero. Ecco perché stiamo raccogliendo grande trasversalità di opposizione ad un disegno di legge di questo genere”. Questo perché il tema vero è il “contrasto con l’articolo 21 della Costituzione, che è costato lacrime e sangue ai nostri padri, perché le tre grandi dittature del XX secolo erano dittature il cui cardine era la repressione del libero pensiero e l’introduzione del reato di opinione”.

Non si potrà quindi più dissentire in materia di matrimonio tra persone omosessuali, adozioni gay, utero in affitto e indottrinamento gender nelle scuole, scattando immediatamente l’accusa di essere accusato di omofobia.

A livello culturale, Gandolfini mette in guardia da due aspetti: i movimenti LGBTI hanno utilizzato “l’arma della propaganda falsa, tipica di tutte le dittature del pensiero, che le persone omosessuali sono fatte oggetti di discriminazione, sono persone deboli e vulnerabili contro cui la società si è scagliata”, introducendo una cultura simile a quella diffusa negli anni 60 contro chi non era comunista. Insomma, mentre allora, per essere accettato socialmente bisognava essere comunisti e operai, oggi“per essere alla pari con una cultura prorompente, bisogna essere di tendenze affettive same sex actraction e combattere questa battaglia contro le discriminazioni delle persone omosessuali” attraverso una “forma di inculturazione” che si può notare guardando fiction e programmi televisivi in cui non manca il riferimento continuo al mondo LGBTI.

Si è poi messo in evidenza che già l’ordinamento giuridico prevede gli strumenti per reprimere ogni forma di violenza e offesa contro chiunque venga commessa, nel pieno rispetto del principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione. Non c’è pertanto alcun bisogno di una tutela speciale o particolare per le persone omosessuali. Premesso questo, appare evidente che il vero scopo della proposta di legge Zan è introdurre una “forma di pensiero unico”che “addirittura investe il campo educativo” attraverso “l’istituzione della giornata nazionale contro le discriminazioni omotransfobiche e corsi di educazione nelle scuole di ogni genere e grado sulla teoria dell’identità di genere”. Contro questo aspetto si sono scagliati anche molti movimenti femministi e della sinistra radicale, a loro volta attaccati dai movimenti LGBTI  per la loro battaglia contro l’utero in affitto.

Passando alle pene previste dalla proposta di legge Zan, ben più gravi del precedente disegno di legge Scalfarotto, è bene che si sappia che sono pesantissime: il carcere può andare da un minimo di un anno e sei mesi ad un massimo di sei anni, oltre alle sanzioni accessorie della sospensione della patente, del ritiro del passaporto, del divieto di fare propaganda politica per tre anni. Nell’inasprimento delle pene Gandolfini vede“una strategia di somministrazione del panico e della paura in maniera da bloccare sul nascere qualsiasi tentativo di mettersi contro. Va poi detto che dietro la sanzione sostitutiva dei lavori socialmente utili presso le associazioni LGBTI – che il condannato può scegliere in alternativa al carcere – si nasconde una vera è propria attività di “rieducazione culturale”.

Del resto anche la CEI, nel comunicato stampa dello scorso 10 giugno, ha sostenuto che “nell’ordinamento giuridico del nostro Paese esistono già adeguati presidi con cui prevenire ogni comportamento violento o persecutorio”, ha parlato di “derive liberticide” e dell’introduzione di un “reato d’opinione”.

Giunti quasi al termine della nostra intervista, ricordiamo gli appuntamenti futuri e imminenti: la manifestazione delle 100 piazze prevista per oggi, dove i cittadini possano fare sentire la loro voce e il loro dissenso ai partiti che cavalcano una battaglia puramente ideologica.

Rinviata a settembre la grande manifestazione a Roma, perché le norme di distanziamento sociale dovute al Covid-19 impediscono di accogliere in piazza i 30 mila partecipanti già prenotati.

Sulla frammentarietà delle tante, troppe sigle e associazioni che si identificano con la Chiesa e si battono per i grandi temi etici, Gandolfini precisa che “il ddl Zan è una buona occasione per ricompattare il mondo cattolico, per rimettersi tutti quanti insieme e stiamo lavorando in questo senso”.

Sull’impegno dei cattolici in politica, la questione invece è più complessa, perché bisogna percorrere, a suo parere, due strade parallele: da una parte, nell’immediato, non si può pensare di fondare un partito intorno ai grandi temi etici, perché mancano premesse e condizioni; dall’altra invita a mettersi in questa prospettiva con una “strategia di lungo corso” alla quale lavorare. Per quanto riguarda oggi, “la strategia è quella di poter influenzare, contaminare, usiamo anche un termine evangelico, fermentare, i partiti che oggi sono presenti sia con la presenza di singole persone, deputati e senatori,  che nascono dai movimenti pro-life e pro-family sia anche con l’opinione pubblica attraverso le manifestazioni di piazza”.

Gandolfini ha poi fatto notare una maggiore convergenza recente delle diverse anime del mondo cattolico intorno a tre battaglie: la proposta di legge Zan, la battaglia a favore delle scuole paritarie e la lotta per il sostegno economico alle famiglie, con risultati apprezzabili anche se non del tutto soddisfacenti.

Infine, di fronte al deragliamento di certi articolisti su note riviste cattoliche (tra cui “Avvenire” che ha scandalosamente appoggiato posizioni pro-LGBTI), di certe facoltà di teologia favorevoli all’ideologia gender e di sacerdoti che partecipano ai cortei del gay pride, Gandolfini non si scompone. Semplicemente ci ricorda che “il nostro faro deve essere il magistero della Chiesa, che su questi temi è chiarissimo perché c’è il Catechismo della Chiesa Cattolica. Non c’è niente di nuovo sotto il sole. Dobbiamo dimostrarci un popolo unito sotto il Magistero del Papa e dei vescovi”.

Non c’è modo migliore per concludere l’intervista con il prof. Gandolfini che, con fermezza e chiarezza, ha messo a nudo la pericolosità di un provvedimento liberticida, affiancando questa sua analisi ad una prospettiva futura di impegno politico, sociale e culturale nel breve e nel lungo periodo, da costruire insieme. Per questo la redazione di (In)formazione Cattolica lo ringrazia e rinnova il proprio impegno a favore della divulgazione e dell’approfondimento di ciò che quotidianamente accade.

 

GIOVANNA ARMINIO

Sotto è possibile rivedere l’intervista integrale al professor Gandolfini

 

 


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