Cannabis light: droga in formato tisana (parte prima)

Frasi come “tutto e subito”, “ognuno ha diritto alla felicità” etc. sono sempre più presenti nella nostra società liquida e declinate con un relativismo crescente. Sebbene l’uomo stia raggiungendo notevoli traguardi tecnologici, alcuni degni di nota, tali da offrire la formula per soddisfare quelle istanze sopra indicate, nello stesso tempo si odono echi distorti di quelle “presunte” conquiste di progresso. In sostanza, l’uomo sta alzando sempre più l’asticella della sua presunzione perdendo quel sano confronto con i suoi limiti dettati dalla legge naturale, che ne dovrebbe scandire i ritmi di vita.

 È un percorso che sappiamo denso di difficoltà ma lo affrontiamo da uomini e donne di buona volontà interrogandoci su come portare nel sociale tre parole, contrapposte alle precedenti, che sono il Buono, il Vero, il Giusto, lavorando con la pazienza e determinazione del contadino che pianta e a tempo debito raccoglierà i frutti della semina.

Noi tutti abbiamo l’obbligo dell’impegno e del dovere nel trasmettere e nel far scoprire “il senso della vita” ai nostri amici e famigliari ma, soprattutto, ai nostri figli.

Attualmente viviamo immersi in una neutralità morale, un relativismo che influisce sulla sfera educativa e sociale dell’uomo e della donna in special modo sui giovani. Il lavoro che quindi siamo chiamati a fare è quello di essere “sale della terra”, stimolando l’identità morale della persona perché solo chi ha una libera e ben formata coscienza può dichiararsi libero.

Quindi educare le giovani generazioni alla libertà significa dare dei corretti strumenti per impegnarsia capire, a crescere per affrontare con serietà il palcoscenico della vita. L’istruzione quindi è un argomento centrale, oserei dire essenziale, perché pone l’accento su un fatto: i mali della scuola sono mali della società.

Dopo aver parlato di quello che sarebbe bene fare, esaminando i dati delle relazioni annuali presentate al Parlamento italiano dal Dipartimento per le politiche antidroga(sito: www.politicheantidroga.gov.it) e quelli rilevati nei vari report dell’“Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze”, si può dire che i numeri corroborano la necessità dell’impegno appena auspicato. In quanto tali, i dati, non danno soluzioni ma aiutano a capire il contesto culturale che i numeri evidenziano. E la prima evidenza da focalizzare è la crescita notevolissima dell’usi delle droghe riferite ai minori, con numeri quadruplicati rispetto agli scorsi anni.

Considerando il totale dei casi segnalati, abbiamo:

  • che circa nell’80% dei casi si tratta di consumatori di cannabinoidi,
  • seguiti da quelli di cocaina (circa il 15%)
  • ed eroina ed altri oppiacei (ca5%).
  • altre sostanze (ca1%).

Altro dato importante è quello riferito alla carcerazione per reati di droga e correlati. Ebbene, un terzo degli attuali detenuti è entrato in carcere per motivi legati agli stupefacenti e, un quarto della popolazione carceraria, è tossicodipendente. La percentuale di detenuti tossicodipendenti rispetto al totale dei detenuti è rimasta stabile nel tempo ma, indubbiamente, è tale da farci porre non pochi interrogativi.

In ambito europeo per la popolazione giovanile, secondo i dati recenti,

  • l’Italia risulta, terzo paese in Europa dove si consuma più cannabis,
  • si attesta al secondo posto se si considera la sola fascia d’età dai 15 ai 34 anni.

È da tener conto che tra le richieste presentate al Governo dalle associazioni che hanno realizzato il Libro bianco sulle droghe, nell’ottica della c.d. Riduzione del Danno (RdD) e per vincere l’ideologia repressiva, si segnalano le proposte di:

  • un’ulteriore revisione del Testo unico sulle sostanze stupefacenti [Decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309], con depenalizzazione di possesso e cessione gratuita di piccoli quantitativi destinati all’uso personale,
  • inserimento nei LEA (Livelli Essenziali di Esistenza) della RdD,
  • messa a regime della regolamentazione della “cannabis terapeutica”,
  • organizzazionedi una nuova Conferenza nazionale sulle droghe e rilancio dei “Servizi per le dipendenze”.

L’obiettivo qui non è di fare terrorismo psicologico ma di fornire un’informazionebasata su dati oggettivi, l’unica che possa permetterci di aprire gli occhi su questo fenomeno a nostro giudizio devastante. I dati analizzati dicono che in Italia il consumo di droghe è quadruplicato per i minorenni e per gli adulti “solo” raddoppiato. Il nostro dalle statistiche risulta il terzo Paese europeo per consumo di cannabis, il 33% della popolazione italiana l’ha usata almeno una volta nella vita, per la Francia abbiamo un 50% (rapporto di 1 su 2) e per la Danimarca 38% (poco più di 1 su 3).

Occorre rendersi conto, richiamando anche ciò che abbiamo detto riguardo alle responsabilità educative, che siamo da decenni di fronte ad una crisi “strutturale” e profonda nella trasmissione dei valori umani e familiari e che, quindi, stiamo vivendo di riflesso dei modelli offerti dal relativismo e dal consumismo che provocano sui nostri giovani l’effetto di un disorientamento valoriale, di una idolatria del disvalore.

In merito cito un libro di Daniele Saponaro “Gioventù drogata. Il pericolo di liberalizzare le droghe” [Historica Edizioni, 2017] in cui l’autore ha deciso di affrontare il tema della legalizzazione, da decenni discusso nel nostro Paese, senza la volontà di indottrinare, inquadrando la questione da una prospettiva diversa. Cosa c’è dietro il movimento dell’antiproibizionismo? Cosa c’entrano i grandi finanzieri come George Soros, quanto sono veri gli stereotipi sull’uso “terapeutico” e sul paragone con l’alcool? Perché alla nostra società sta tanto a cuore questo argomento, in un mondo dove tutto ormai viene vissuto come un diritto, dove l’unico obiettivo a cui l’uomo aspira sembra essere diventato il piacere personale, scavalcando completamente un ordine e delle leggi a cui ispirarsi e alle quali rispondere? Il volume prova a scardinare queste spinose questioni, cercando di mettere in luce quanto sia essenziale e opportuna questa battaglia sulla legalizzazione.

Cito sempre dal libro Gioventù drogata: «I giovani devono… tornare a desiderare il lavoro da fare da grandi. Il progresso ci ha messo tra le mani un mondo virtuale, artificiale costruito da altri e senza la possibilità di poter decidere come cambiarlo abbiamo bisogno di una rivoluzione dell’ovvio…dobbiamo ribadire tutte queste verità spesso banali ma ignorate dall’uomo moderno tra queste anche la droga sotto qualsiasi forma si presenti va combattuta».

Preso atto di un tale scenario non è intellettualmente onesto pensare che si possa mettere ordine, cercare una “cura” lasciando il compito solo ai giovani ma di contro serve da parte loro una consapevolezza su questo come su altri vizi.

È prioritario parlare ai giovani stimolandoli ad esercitare le virtù della prudenza, della fortezza, di essere accorti e di non pensare che siano tutte sciocchezze le informazioni date o che il problema della droga non esista dato che sui “mainstream” comunicativi non se ne parla o se ne parla poco! Il consumo di droga è un rischio vero! Negli anni1970-80 non avevamo tutte le potenzialità d’informazione dei “social” di adesso, eppure la gente era più sensibile al problema…. Ci siamo assuefatti al male?

Girando per le principali vie delle nostre città e persino nei centri commerciali, dal 2016 si notano ormai sempre più negozi che propongono Cannabis Legale o Marijuana light (canapa light sativa). La legge 2 dicembre 2016, n. 242 intitolata “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, nel suo primo articolo al punto uno «reca norme per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa (Cannabis sativa L.), quale coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura da rotazione».

Detta legge raccoglie un regolamento esecutivo dell’Unione europea che ha legalizzato la coltivazione e la vendita delle piante con una percentuale del principio attivo contenuto nella canapa, il cannabidiolo CBD, dello 0,2% e povera dell’altro principio attivo artefice della dipendenza (il Tetraidrocannabinolo – THC). Si commercia quindi teoricamente un prodotto che non ha il principio attivo della dipendenza e sfrutta solo la parte “buona” che è a scopo medico. Ma è proprio così?

ALBERTO LEO

In Corriere del Sud n. 1
anno XXVIII/19, p. 3

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