Multinazionale degli aborti rinnega fondatrice, ma qualcosa non quadra


 

In pochi conoscono la vera storia di Margaret Sanger, attivista americana che nel 1921 fondò l’American Birth Control League, all’origine della futura Planned Parenthood Federation of America.

Potrebbe infatti risultare imbarazzante sapere che affermava: «la cosa più misericordiosa che una famiglia numerosa possa fare a uno dei suoi membri più piccoli è ucciderlo».

Aggiungendo: «il controllo delle nascite deve ultimamente condurre a una razza più pulita».

In pochi sanno che teneva conferenze presso le sezioni femminili del Ku Klux Klan e che ne era molto contenta.

Interessante la tempistica con cui Planned parenthood ha deciso di rimuovere il suo nome dai suoi fondatori.

Secondo la signora Merle McGee, responsabile di Planned Parenthood of New York City, l’idea di eliminare il nome della Sanger è «nata da uno sforzo per affrontare il razzismo internamente e migliorare le relazioni con gruppi guidati da donne nere che sono state diffidenti nei confronti delle origini di Planned Parenthood. Probabilmente, la signora McGee, dovrebbe riuscire a spiegare come mai la maggior parte delle cliniche di Planned Parenthood (il 79%) siano dislocate all’interno di comunità abitate principalmente da minoranze etniche. O come mai, la comunità afro americana, che è il 13% della popolazione americana complessiva, è quella col maggior numero di aborti procurati (30% del totale).

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