Omotransfobia, 4 punti che sono stati trascurati


Sono contenta che Avvenire abbia pubblicato questa mia lettera sulla proposta di legge contro l’omotransfobia.

Riporto qui il testo integrale, dal quale, penso per motivi di spazio, sono state tagliate solo alcune piccole frasi non determinanti.

Spero che possa aiutare a riflettere.

Egregio direttore,
condivido le molte perplessità che sono state sollevate nei confronti del progetto di legge contro l’omotransfobia, ma vorrei aggiungere alcune osservazioni su punti che secondo me sono stati un po’ trascurati nel dibattito.

1. Davvero si può pensare di combattere violenze e discriminazioni inasprendo le pene? Dopo quasi trent’anni di legge Mancino possiamo dire che il problema del razzismo sia diminuito? Non si continua invece a considerarlo molto presente o addirittura in crescita? In un altro campo, da quando è stato introdotto il reato di omicidio stradale sono forse diminuiti gli incidenti? No, perché chi guida con distrazione, in stato di ebbrezza o sotto l’effetto delle droghe o col cellulare, quando lo fa non pensa al rischio del carcere. Il problema è a monte. Forse che chi è accecato dall’odio o dal rifiuto delle persone per il loro orientamento sessuale si fermerà per il rischio del carcere (che peraltro già c’é)? Chi può fermarsi per paura del carcere sono le persone oneste, che con questa legge saranno indotte ad autocensurarsi e a non dire quello che pensano. E’ questo che si vuole?
E poi ha senso introdurre nuovi reati da punire col carcere quando il sovraffollamento carcerario è uno dei problemi della giustizia italiana? Nei mesi scorsi sono state operate delle scarcerazioni per sovraffollamento che hanno suscitato molte perplessità

2. Che cosa si intende per discriminazione? Nel 1938 mio padre è stato sospeso dall’insegnamento perché ebreo (cosa che tra l’altro non dipendeva da lui) e questa è stata chiaramente una discriminazione antisemita. Ma se un ebreo fosse sospeso dall’insegnamento perché assenteista, questa non sarebbe una discriminazione, naturalmente se l’assenteismo fosse punito per tutti allo stesso modo, e non soltanto per gli ebrei. Questa riflessione mi fa venire in mente gli appunti della lettera di padre Nicolas recentemente pubblicati da La Civiltà Cattolica. Nel mettere in guardia i gesuiti dalle possibili distrazioni che rischiano di distoglierli dal centrarsi su Cristo, padre Nicolas fa questo esempio:
“Un’altra tentazione «facile» è l’identificazione emozionale con gruppi che soffrono di qualche forma di complesso. Penso in questo momento a gruppi che in passato hanno sofferto oppressione o ingiustizia e ora usano questa esperienza veramente cattiva come giustificazione per rivendicare uno stato di eterna «vittima». A volte gruppi che sono stati marginalizzati nel passato possono usare questo come leva per vivere d’ora in poi in una condizione di privilegio. Poiché le persone consacrate hanno in genere un cuore buono, esse sono propense a tale distrazione. In altre parole, le persone religiose che vogliono rappresentare il Vangelo di Gesù Cristo tendono a essere deboli di fronte a ideologie o al pensiero ideologico”.
A me pare che questo rischio sia molto attuale, poiché, proprio fra chi giustamente chiede rispetto per sé indipendentemente dalla sua condizione e orientamento, si trovano persone che attaccano con ferocia chi ha opinioni diverse dalle loro.

3. Il progetto di legge istituisce una «Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia», in cui nelle scuole di ogni ordine e grado sono organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile a promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché a contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Non so se le scuole di ogni ordine e grado comprendano anche la scuola dell’infanzia, ma anche se partissero dalla scuola primaria, davvero si può considerare ragionevole e opportuno parlare di omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia a bambini di sei anni, e senza il consenso dei genitori?

4. Un’ultima notazione vorrei fare sul modo di opporsi a questa legge, che anch’io considero molto pericolosa. A volte per difendere la verità si usano toni che non facilitano la possibilità di venir ascoltati. Penso che dobbiamo fare uno sforzo per coniugare amore e verità, e anche in questo Papa Francesco ci è di esempio: accoglienza incondizionata per la persona, qualunque sia il suo vissuto, ma fermezza nella difesa dei principi fondamentali. Tra i suoi tanti pronunciamenti, vorrei ricordare queste parole, pronunciate sull’aereo di ritorno dall’Azebairgian, il 2 ottobre 2016, dopo aver parlato dell’accompagnamento spirituale delle persone omosessuali: “Una cosa è che una persona abbia questa tendenza, questa opzione, e c’è anche chi cambia il sesso. E un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo “colonizzazioni ideologiche”.

 

Marisa Levi – da Facebook

 


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