La misura è colma ed ecco il castigo


Al tempo di Geremia, una grande siccità colpì la terra di Giuda. Fu data per castigo dell’infedeltà del popolo di Dio e contro le promesse dei falsi profeti annunzianti pace e prosperità. Anzi, alla siccità nonostante le suppliche, si aggiungeranno fame e spada. Dio dice al profeta: “Non pregare per questo popolo“ (14,11).

La misura è colma ed ecco il castigo. “Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per la regione senza comprendere” (v. 18). Avevano detto: “Non vedremo la sventura, perché qui c’è il Tempio del Signore”. E invece, la Città Santa vedrà abbattersi la spada di Nabucodonosor re di Babilonia. “Aspettavamo la pace, ma non c’è alcun bene, il tempo della guarigione, ed ecco il terrore!” (v. 19).

Rimane la forza della confessione: “Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà: abbiamo peccato contro di te. Ma per il tuo nome non respingerci… Non rompere la tua alleanza con noi!” (20- 21). Oggi, invece dicono: “È tutta colpa del riscaldamento globale. Operiamo la conversione ecologica! Amiamo la Madre Terra!”.

I figli di Dio sono mescolati coi figli di Satana, come il buon grano e la zizzania.

Verità e menzogna, bontà e malizia, buoni esempi e scan dali sono dappertutto.

Ma in arrivo è il Giudizio. Allora gli Angeli di Dio ci divideranno e ben diversa sarà la sorte: la beatitudine del Cielo per gli uni, le fiamme dell’Inferno per gli altri.

Con le cose serie, non si scherza!

 

Padre Giuseppe Tagliareni


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