Chi aspetta il giudizio di Dio per convertirsi è uno stolto


Dio agisce con i popoli come il vasaio fa con l’argilla: con suprema libertà fa vasi secondo il suo progetto, pronto a modificarlo se il vaso si deforma.

Così, se un popolo si corrompe e non sente richiami, egli ne prepara la sventura; se invece, si converte, egli lo recupera e ne fa un vaso di elezione.

Gli uomini di questa generazione sono stati avvisati molte volte mediante la voce di tanti piccoli profeti, da Fatima fino a Medjugorje.

Ma come il popolo ebraico ai tempi del profeta Geremia, essi si ostinano in vie non buone: la profanazione del giorno festivo, non rispetto della vita nascente, infedeltà nel matrimonio, frode nel commercio, mancanza di giustizia nei tribunali, culto agli idoli vani: animali domestici, macchina, calcio, spiagge e vita notturna, mentre la chiesa si fa deserta.

Essi non si convertono e si ostinano nelle loro vie.

Il profeta è costretto a riferire: “Ecco, sto preparando contro di voi una calamità” (Ger 18,11).

La rete gettata nel mare pesca ogni genere di pesci. Così sarà alla fine del mondo.

E come i pesci non possono scappare dalle mani dei pescatori, così le anime dalle mani degli angeli di Dio, che ci divideranno per una opposta destinazione: la casa di Dio oppure la fornace ardente, dove vi è “pianto e stridore di denti”.

Chi aspetta il giudizio di Dio per convertirsi, è uno stolto.

 

Padre Giuseppe Tagliareni

 


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