Nessuno può accaparrarsi un profeta e non si può addomesticare la Sapienza


La sorte di un vero profeta come Geremia, è segnata da due cose costanti: la fedeltà a Dio, che spesso richiama tutti alla conversione e minaccia castighi se ci si indurisce nella perversione; il rifiuto scontato della gente a cui si è inviati.

Geremia disse a tutti quelli che venivano a Gerusalemme per il culto: Non vi illudete a pensare che non vi avverrà nulla di male, perché avete qui il Tempio del Signore. Se non vi convertite al vero Dio e non lasciate ogni idolatria, se non migliorate la vostra condotta e non seguite i co mandi del Signore, Egli distruggerà questo tempio e questa città. “Farò cessare nelle città di Giuda e nelle vie di Gerusalemme i canti di gioia e d’allegria, i canti dello sposo e della sposa, perché la terra diverrà un deserto” (Ger 7,34). La risposta fu: “Quest’uomo deve morire!”.

Il profeta può anche essere ucciso, ma guai se non ci si converte! Non è la basilica il vero tempio ma il cuore; non è l’incenso che Dio ricerca, ma la lode sincera; non sacrifici di grassi agnelli, ma il fare la sua volontà.

A Nazareth Gesù non fu creduto e per questo operò pochi miracoli.

La conoscenza secondo la carne fu un ostacolo, tanto più perché Egli affermò che i suoi veri parenti sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica.

Nessuno può accaparrarsi un profeta: egli appartiene solo a Dio. E non si può addomesticare la sua sapienza: ci supera.

 

Padre Giuseppe Tagliareni

 


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