La mancata conversione attrae il castigo divino


La mancata conversione attrae il castigo divino.

Nel 587 a. C. Gerusalemme fu devastata da Nabucodonosor, il tempio incendiato, gran parte della popolazione deportata in Babilonia.

Geremia predisse che vi sarebbero rimasti settant’anni, ma poi Dio li avrebbe fatti ritornare nella loro terra, per farne il suo popolo. Essi avevano rifiutato di servire Dio e per castigo ricevevano la schiavitù ad altri popoli; avevano calpestato la Legge di Dio, commettendo ogni sorta di abomini, idolatrie, adulteri, frodi e violenze e in cambio Dio li aveva colpiti con la spada, la fame e la peste.

“Ti ho trattato così per la tua grande iniquità” (30,15). Eppure Dio non rinunzia al suo disegno: “cambierò la sorte delle tende di Giacobbe” (v. 18); li farà moltiplicare e ritornare, punirà i suoi avversari, costituirà un nuovo capo che si accosterà a Lui: “Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio… Alla fine dei giorni lo comprenderete pienamente” (vv. 22.24). Ora Israele è la Chiesa.

In tempo di pandemia, pure in chiesa badano più alle mani pulite che al cuore puro, più al bavaglio sterile che a bocche veritiere, più alla distanza di sicurezza che alla carità. Sono ciechi che guidano altri ciechi.

Oggi si ammette libertà di credo, ecumenismo allargato al mondo intero e culto ecologico della Madre Terra: male piante che il buon Dio sradicherà.

 

Padre Giuseppe Tagliareni

 

 


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