Don Iapicca: “dati e informazione sul virus non adeguati”


C’è qualcosa di inquietante in tutto ciò che ruota intorno al Coronavirus.

Al netto della sua origine, della gestione dell’emergenza, è a un livello più profondo che questo avvenimento sgomenta.

La viralità e le situazioni critiche che si sono verificate o si stanno verificando nel mondo non giustificano quanto sta accadendo nell’informazione riguardo al virus. E nelle conseguenze enormi e diffuse di tale informazione.

Sono un ignorante totale in materia, ma non credo che questo virus sia “ontologicamente” diverso da qualsiasi altro virus grave e letale. E che neppure le malattie ad esso associate siano “essenzialmente” diverse da qualsiasi altra malattia, leggera o grave che sia. Va bene, si è diffuso rapidamente; va bene, è molto contagioso; va bene ha ucciso e ferito. Ma è un virus, e fa il suo lavoro, magari meglio di altri, ma un virus è un virus, e una malattia è una malattia.

Sono mesi (la verità è che non sapremo mai la verità di quando ha cominciato a girare) che vola da un luogo a un altro, crescono certo i contagi, i malati e i morti, ma i numeri non pongono il Covid-19 tra le malattie che mietono più vittime, anzi.

Sono cosciente che quanto sto dicendo potrebbe attirare critiche, ma non è qui in discussione l’esistenza del virus e le sue conseguenze. Anzi, è proprio la lettura dei dati e l’informazione circa il virus che non risulta adeguata. Nessuno sa quando finirà questa storia, nessuno è d’accordo sulla possibilità reale di un vaccino, mentre da più parti si nutrono dubbi sulla sua eventuale efficacia. Si sono adottate e si adottano misure che, scopriamo, erano in dubbio e discussione persino ad alti livelli. Insomma, ci troviamo di fronte ad un virus e alle sue conseguenze nella totale precarietà, ma, invece di prenderne atto e imparare a vivere in essa, ad affrontare la quotidianità affiancando il Coronavirus a tutti gli altri virus, è come se ci si fosse accaniti contro la sua realtà “ontologica”, contro il suo essere quello che è, un virus; e non un simbolo della lotta contro il male (quale? Se il demonio sta, come non mai, cambiando il bene in male e il male in bene, tanto che proprio il Coronavirus, sotto sotto, a qualcuno fa sicuramente comodo tenere in vita). I veri negazionisti sono coloro i quali stanno facendo di questo virus ciò che non è, un assoluto, capace di bloccare il mondo, di cambiare – neanche in meglio, ma più egoistici e delatori – atteggiamenti, attitudini, inquinare pensieri e persino i moti del cuore. Il cancro, il diabete, le malattie cardiovascolari, certamente non virali ma molto più letali del Coronavirus, non sono assolutizzati allo stesso modo, e il pericolo di morire a causa del fumo, del grasso, della sedentarietà, di stili di vita disordinati, seppur stigmatizzato dagli esperti, non ha prodotto decreti governativi tali da proteggere coattivamente la popolazione. Pur sapendo della sua pericolosità, il tabacco (per non parlare della marijuana) si continua a vendere, mentre lo Stato ci guadagna. È un’iperbole lo so, ma è proprio come se lo Stato concedesse licenze per vendere goccioline infette di Coronavirus e ne raccogliesse le accise. Idealmente non fa una piega. Mentre ne fa tantississime di pieghe l’informazione reiterata sul questa epidemia, satanicamente ingannevole non tanto per le possibili manipolazioni e le fakes scoperte ogni giorno, ma soprattutto per la speranza indotta nelle persone che in un futuro imprecisato, non si sa come, la battaglia sarà vinta. E, ancor più grave, gettando, con comunicati lavacervelli degni delle peggiori dittature, ogni responsabilità del felice esito della guerra al virus sulla mentalità e il livello di guardia (pensieri e atti) della popolazione. L’inganno non è il virus, che esiste, ma il bombardamento mediatico quotidiano su di esso e sul dovere di sconfiggerlo, costi quel che costi. Cosa che non accade per gli altri virus e per le altre malattie, per alcune delle quali, accanto a disagi psichici e interiori, la Legge e la Magistratura prevedono addirittura aborto ed eutanasia. L’inganno a cui siamo sottoposti è l’illusione di poter e dover sconfiggere “questo” virus, mentre si lasciano morire soli gli anziani e non solo, mentre non si curano gli effetti devastanti della chiusura in casa; mentre proprio questa informazione assolutizzante ha marcato in modo indelebile la mente e il cuore di tanti, ormai chiusi nel sospetto e nella paura da cui difficilmente usciranno. Ci hanno messi in una guerra che, pur nella totale e conclamata precarietà e insicurezza, dovremmo invece essere certi e sicuri di vincere. È l’inganno satanico dei falsi profeti che seducono le persone con false profezie per le quali vinceremo la battaglia con la malattia e la morte. È la subdola menzogna originale che sibila nel cuore dell’uomo la possibilità di diventare come Dio. È evidente come il demonio stia usando, a livello globale, questo virus per tenere le persone al suo guinzaglio; da una parte il bastone della paura della morte, dall’altra la carota dell’immortalità. Di fronte a tutto questo dobbiamo avere il coraggio di dire basta, basta all’ascolto di tutta questa propaganda di terrore e false speranze (lo avevano consigliato anche gli esperti). Basta sedersi in curva e tifare questo o quell’altro virologo. Basta aprire la porta del cuore e della mente al veleno del serpente che si veste sempre di angelo di luce. Basta porre energie e interesse per il mondo e le sue effimere parole. Basta sprecare il tempo santo che ci è dato inseguendo interviste, commenti, proclami. Mettiamoci le mascherine e rispettiamo il distanziamento dove dobbiamo, perché i cristiani rispettano le leggi, se non sono contro quella di Dio. Ma per il resto facciamo come Maria la sorella di Marta, sediamoci ai piedi di Gesù e ascoltiamo l’unica Parola capace di farci conoscere la Verità e così farci liberi davvero. Spegniamo i megafoni del mondo e usiamo del tempo che ci è dato per accogliere lo Sposo nella nostra intimità attraverso la preghiera, la meditazione della Scrittura, la ricchezza dei sacramenti. Difendiamoci e viviamo nell’amore di Cristo. Le notizie, i dati, le previsioni per noi sono inutili, mentre la loro narrazione è dannosa. Sappiamo già che esiste il Coronavirus e che scomparirà se e come Dio vorrà, come ogni altra malattia. Sappiamo che le prove sono gli appuntamenti che il Signore ci offre per sperimentare, nella debolezza, il suo amore onnipotente. Sappiamo già che la vita non ci appartiene, facciamo quello che possiamo per custodire in santità e in sanità (che è più salvezza dell’anima che assenza di malattie) il Tempio dello Spirito Santo che è il nostro corpo, sapendo che nessuno, per quanto voglia, può allungare di un’ora sola la sua vita. San Paolo ci mette in guardia dell’esaltazione e adorazione idolatrica del corpo: “L’esercizio fisico è utile a poca cosa, mentre la pietà è utile a ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura” (1 Tm 4,8). Non ci dice certo di non farci delle camminate, nuotate o belle corse, ma di non idolatrare e assolutizzare il corpo e l’esercizio fisico rubando tempo ed energie alla pietà, che è la relazione d’amore con Cristo. Perchè ci dice San Paolo che con la pietà avremo non solo la vita futura, ma anche quella presente. Cioè senza pietà non c’è neppure vita qui sulla terra, ma solo un simulacro tremante di paura che deve chiedere, fallendo, salvezza e pace agli idoli delle ideologie e della scienza. Mentre con Cristo questa vita di oggi è bella davvero e non manca di nulla. Perché Lui è risorto, Lui sì che ha vinto la morte e il Coronavirus perché ha vinto il peccato con la sua Croce. E chi vive crocifisso con Lui non ha più paura, è libero, ama e polverizza nel dono di sé stesso ogni distanza che lo separa dall’altro. E chi si sente amato da Dio e ama con il suo amore, non ha bisogno di sperare nell’uomo (“maledetto chi confida nell’uomo, e benedetto chi confida nel Signore” ci dice Geremia), perché ha dentro, già, la vita eterna verso il cui godimento pieno cammina nella gioia, nella gratitudine e nella pace, pur attraversando la precarietà e la sofferenza che la vita suppone. Anche in mezzo a questo tempo dove spira il Coronavirus.

 

Don Antonello Iapicca


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Carissimo,
Ho avvertito tutto questo sin dal primo lockdown, tutto era surreale. Condivido pienamente ogni parola ed ogni pensiero sperando in Dio, nel suo sostegno spirituale, non per mancanza di fiducia in Lui ma per la nostra debolezza e cerco di tenere sempre a mente la Sua promessa che al momento opportuno ci avrebbe dato lo Spirito Santo.