Chi la vita se la spende per sé la perderà


«Lorenzo, famoso diacono della chiesa di Roma, confermò col martirio sotto Valeriano (258) il suo servizio di carità, quattro giorni dopo la decapitazione di papa Sisto II.

Secondo una tradizione già divulgata nel IV secolo, sostenne intrepido un atroce martirio sulla graticola, dopo aver distribuito i beni della comunità ai poveri da lui qualificati come veri tesori della Chiesa» (Messale Romano).

Arrestato col papa mentre si celebrava la Messa nelle catacombe, non fu subito martirizzato, perché si voleva mettere la mani sulla borsa della chiesa, da lui amministrata. Per tutta risposta, presentò una schiera di poveri, da lui beneficati.

«Ha largheggiato, ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno» (2Cor 9,9). Anche oggi, molti sono indigenti in tutte le città, a causa di molti motivi e ingiustizie.

“Dio ama chi dona con gioia… e farà crescere i frutti della vostra giustizia”, dice S. Paolo (2Cor 9,7.10), sia moltiplicando pane e semente, sia facendo sorgere nuovi proseliti.

Il chicco di grano che cade a terra e sparisce, fa frutto: que sta è la legge della fecondità.

Dio ricompensa il sacrificio della vita, spesa per amore e fa sorgere subito nuova vita; invece, chi la vita se la spende per sé, la perderà e ben povero di amore si presenterà al giudizio nell’aldilà.

Chi serve Gesù e lo segue, sarà onorato dal Padre.

 

Padre Giuseppe Tagliareni

 


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