Kolbe capì che la Massoneria è un esercito organizzato che vuole distruggere il cattolicesimo


MASSIMILIANO KOLBE nasce in una Polonia soggiogata, divisa e povera l’8.01.1894, da una famiglia modesta, molto unita e credente. Nel 1910 entra nei frati minori conventuali.

Nel 1912 viene mandato a Roma per compiere gli studi universitari e qui vede il 17.02.1917 sfilare una grande manifestazione massonica che così commenta: “Negli anni precedenti la guerra… la mafia massonica, ripetutamente disapprovata dai Pontefici, spadroneggiava in maniera sempre più sfrontata. Non rinunciò neppure a sbandierare per le vie della città, durante le celebrazioni di Giordano Bruno, un vessillo nero con l’effigie di Michele Arcangelo sotto i  piedi di Lucifero …. un’azione sistematica derivante da un principio della massoneria:” Distruggete qualsiasi religione, soprattutto quella cristiana”.  … “noi non vinceremo la religione con il ragionamento, ma solo pervertendo i costumi”. E affogano le anime in una colluvie di letteratura e di arte volta ad indebolire il senso morale:l’invasione di sudiciume morale scorre ovunque portata da un largo fiume. Le personalità si afflosciano, i focolari domestici vanno a pezzi, e la tristezza cresce assai nel fondo dei cuori insudiciati.” Pare cronaca dei nostri giorni ed è roba scritta 100 anni fa.

Massimiliano capisce che la massoneria è organizzata come un esercito per distruggere la fede cristiana e decide di opporre ad essa una…. Milizia dell’Immacolata, che fonda con altri 6 frati.

Nel 1918 tornò in Polonia dove si ammalò di tubercolosi, trascorse 8 mesi in sanatorio e ci rimise l’uso di un polmone. Così malridotto, povero in un paese povero, inizia nel 1922 l’avventura della comunicazione di massa con un settimanale: il Rycerz Niepokalanej (Cavaliere dell’Immacolata).

La diffusione è volontaria. La tiratura aumenta. Le riviste sono economiche, chiare nei contenuti e popolari nelle forme. Lo spazio in convento è poco e i volontari tanti. Nel 1927, su un terreno a 40 km da Varsavia, avuto provvidenzialmente e gratuitamente, fonda un convento/casa editrice i cui abitanti nella povertà più totale (fino alla fame) danno vita ad un insieme di iniziative editoriali. Senza vetri alle finestre, un paio di sandali ogni due frati, le baracche di legno e le macchine tipografiche d’avanguardia; le più costose. Otterranno una linea ferroviaria per i trasporti di materiale e stampe.

Kolbe installò pure una radio per mettersi in contatto con altri radioamatori trasmettendo con la sigla SP3RN. Alcuni scrivono, altri stampano altri…puliscono i cessi o cucinano, zappano o allevano api; uno fa il dentista. C’è pure un corpo di frati-pompieri (esiste ancora) per le emergenze loro e dei paesi vicini. Altri leggono i libri massoni e marxisti, ascoltano dischi anche di musica leggera e poi scrivono con ampia e motivata critica.

Questa città all’apice della sua potenza (1939, l’anno della guerra) giungerà a stampare 3 settimanali (per bambini, adolescenti e adulti per 1,2 milioni di copie), un quotidiano che toccherà le 200.000 copie; 15.000 un trimestrale per preti in latino e una miriade di altre pubblicazioni. Ospiterà allora fino a 762 frati, quasi tutti giovanissimi,organizzati con piglio militare ed efficienza imprenditoriale da un uomo che non dormiva quasi mai.

Grande l’attenzione alla politica; giudizi netti senza contorsionismi; formazione dell’opinione pubblica. Il segreto del successo: la povertà prossima alla miseria, l’obbedienza, la preghiera, l’Immacolata. Scriverà: “Ogni mezzo ogni ultima invenzione nel campo delle macchine o dei sistemi di lavoro siano messi innanzitutto a servizio dell’opera di santificazione delle anime. In effetti, limitando al massimo le necessità personali, conducendo una vita nella più estrema povertà, noi avremo la possibilità di utilizzare mezzi modernissimi: Vestiti di un abito rattoppato, con scarpe rappezzate ai piedi, a bordo di un aereo di ultimo tipo se ciò sarà necessario per salvare e santificare il maggior numero di anime. Questo rimane il nostro ideale“.

Scoppia nel 1939 la guerra mondiale. Il 21 novembre 1940, P. Kolbe ottenne ancora dai tedeschi il permesso di pubblicare un numero del “Cavaliere”, per 120.000 copie. Arrestato il 28 maggio, fu deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. Un prigioniero evase e dieci furono condannati a morire di fame. Tra loro c’era un padre di famiglia: Massimiliano si offrì al suo posto. Fu così rinchiuso con gli altri condannati nella cella della morte e dopo due settimane di fame e sete, nudi, al buio, guidando nella preghiera e nel perdono gli altri 9 condannati…era ancora in vita. Lo finirono con un’iniezione di fenolo. Poi bruciarono il suo corpo e gettarono le sue ceneri al vento. In passato aveva profetizzato: “Vorrei essere polvere ed essere trasportato dal vento in tutte le parti del mondo per annunziare la lieta Novella”.

DIEGO TORRE

 


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SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE E LA MILIZIA DELL’IMMACOLATA

Uno dei più grandi martiri dei tempi moderni è San Massimiliano Maria Kolbe, il fondatore della Milizia dell’Immacolata: un’associazione mariana della Chiesa militante per combattere gli errori e l’oscurità dell’ignoranza diffusa in un mondo sempre più tenebroso, di cui il Santo ha avuto fin dall’inizio una visione chiarissima, addirittura precorrendo i tempi.
Dei suoi innumerevoli scritti dedicati all’Immacolata ci possiamo fare un’idea, leggendo il libretto “Pensieri su Maria” (Libreria Editrice Vaticana), in cui si trova, tra l’altro, questo bellissimo e illuminante pensiero:
“La potenza dell’Immacolata è la potenza di Dio senza alcuna limitazione poiché Ella è senza macchia, e la sua potenza si estende su tutto, come la bontà è la potenza di Dio. Potente, è, dunque, la preghiera, anzi illimitatamente potente allorché si rivolge all’Immacolata, la quale, appunto, perché Immacolata, è Regina onnipotente perfino sul Cuore di Dio” (inedito del 1940).
“L’odio non serve a niente, solo l’Amore crea”: disse San Massimiliano Maria Kolbe, poco prima di dare la sua vita per salvare un padre di famiglia, nel terribile campo di concentramento di Auschwitz, il 14 agosto 1941. La sua meravigliosa e coraggiosa testimonianza ci sia sempre di esempio in un’epoca, come la nostra, in cui essere veramente Cattolici rappresenta ogni giorno una sfida e una guerra spirituale senza tregua contro tutti coloro che vorrebbero oscurare la Vera Fede.

Paola LiberottI
Legio Mariae – Roma