Un fratello più volte richiamato, ostinato nel suo peccato, si deve escludere dalla comunità


Arriva il giudizio divino sulla Città, dove è il tempio del Signore.

Gli abomini sono al colmo: “L’ingiustizia fiorisce, germoglia l’orgoglio e regna la violenza” (Ez 7,10-11).

Prima del castigo, Dio manda a segnare una crocetta sulla fronte di coloro “che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono” (9,4).

Subito dopo viene lo sterminio con la spada, la fame, la pestilenza.

“Io manderò i popoli più feroci e s’impadroniranno del le loro case, abbatterò la superbia dei potenti, i santuari saranno profanati. Giungerà l’angoscia e cercheranno pace, ma pace non vi sarà. Sventura seguirà a sventura… Ai profeti chiederanno responsi, ai sacerdoti verrà meno la legge, agli anziani il consiglio… Li tratterò secondo la loro condotta… così sapranno che io sono il Signore” (7,24-27).

L’Italia e la Chiesa di oggi sono forse più brave della Gerusalemme del tempo di Ezechiele?

Si può vivere tranquilli se si calpestano tutti i Comandamenti di Dio?

Se sempre si deve perdonare, non con tutti si può stare.

Se un fratello più volte richiamato, si ostina nel suo peccato, si deve escludere dalla comunità.

Abbiamo il potere di sciogliere e legare anche davanti a Dio.

Non si deve avere nulla in comune con chi rigetta lo Spirito di Gesù.

Egli sta in mezzo a noi e ci ottiene tutto dal Padre, se ci amiamo nel suo Nome.

 

Padre Giuseppe Tagliareni

 


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