L’ambiente nella Dottrina Sociale della Chiesa e l’ambientalismo come ideologia mondana


Molti credenti sono giustamente scettici nei confronti del movimento ambientalista globale che, sotto diversi aspetti, mostra caratteristiche poco scientifiche e tipiche di un’ideologia politica se non addirittura di una setta quasi religiosa.La stragrande maggioranza dei suoi leader e dei suoi attivisti abbraccia infatti i presupposti riadattati delle vecchie analisi di tipo socialista o comunque panteista-materialista che, neppure in modo tanto nascosto,finisce per invocare lo smantellamento di tutto il sistema economico e sociale frutto di secoli di progresso dell’Occidente prima cristiano e, oggi, post-cristiano.

Questo non vuol dire che, pur criticando e smascherando le radici ideologiche del movimento ambientalista, molti credenti non conservino una genuina preoccupazione di adempiere il mandato dato da Dio all’umanità nel Libro della Genesi, di essere cioè custodi della Terra. È possibile prendersi cura della Terra senza essere contaminati dai principi panteistici o socialisti del movimento ambientalista?

Riteniamo senz’altro di sì e, volendo rimanere a insegnamenti consolidati e fatti oggettivi, riteniamo opportuno far ricorso, a 5 anni di distanza, all’enciclica di Papa Francesco Laudato si’. Sulla cura della casa comune(24 maggio 2015).Un titolo bellissimo quello scelto dal Santo Padre, ripreso dall’invocazione che San Francesco d’Assisi ripete nel Cantico delle creature.

Questa seconda enciclica del regnante Pontefice è considerata di fatto l’unica “tematicamente” dedicata ai temi dell’ambiente. Al di là delle sintesi che ne hanno presentato vari vaticanisti o persino analisti di grandi giornali politico-economici internazionali come l’inglese The Guardiano lo statunitense New York Times, che riflettono visioni appiattite sugli aspetti temporali (o mondani) ed economici dell’ecologia, ci sembra necessario sottolineare, sulla base dell’insegnamento sociale della Chiesa, che un tema così ampio non può essere analizzato isolandone uno o più dei suoi aspetti. Il “libro della natura”, infatti, l’ha spiegato già in modo molto chiaro Papa Benedetto XVI, «è uno e indivisibile» e include, oltre all’ambiente, almeno i quattro grandi ambiti della vita umana, della sessualità, della famiglia e delle relazioni sociali. Coerentemente, scrive Papa Ratzinger nell’enciclica Caritas in veritate (29 giugno 2009), ogni tipo di degrado della natura«è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana» (n. 51).

Ci sembra allora significativo, con i limiti di un articolo breve e divulgativo, evidenziare in 10 punti gli insegnamenti più significativi dal punto di vista morale e, quindi, della Dottrina Sociale della Chiesa contenuti nell’enciclica. Ricordiamo infatti agli ambientalisti, cattolici o meno, che la Laudato si’è un’enciclica pastorale che non tratta dell’ambiente come se fosse una materia scientifica. In effetti la parola più adatta dal punto di vista cristiano sarebbe creato e non ambiente e, non a caso, per dare continuità alla “conversione ecologica” predicata nella Laudato si’, Papa Francesco ha stabilito di celebrare ogni anno il 1° settembre la Giornata Mondiale di preghiera per la cura della Creato, una ricorrenza già presente nella Chiesa ortodossa e, ultimamente, valorizzata anche da alcune comunità e chiese cristiane. A livello italiano, la CEI ha ripreso l’invito del Pontefice indicendo ogni primo settembre la Giornata per la custodia del creato che, nel 2020, giungerà alla 15a edizione.

San Francesco d’Assisi, dice il Papa nella Laudato si’manifestò un’attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i più poveri e abbandonati. Amava ed era amato per la sua gioia, la sua dedizione generosa, il suo cuore universale. […] In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore» (n. 10). Per stare in pace con sé stessi e con la natura che ci circonda occorre quindi, afferma il Pontefice, riconoscere che Dio è il Creatore e la Terra non è una divinità o l’Essere Supremo, come dichiarano alcune frange e leaders dell’attuale ambientalismo anti- o pre-cristiano. Questa tendenza, di fatto,abbraccia esplicitamente o implicitamente una visione del mondo panteistica. Per loro, la Terra e tutti gli esseri viventi contengono una “scintilla” divina e quindi non hanno un fine al di fuori di sé stessi. Ciò porta naturalmente ad un egualitarismo radicale tra uomo, animali, piante e materia inanimata. Se tutte le cose sono ugualmente divine, nessun essere ha una maggiore dignità o importanza o diritti di un altro.L’uomo, quindi, sarebbe uguale agli animali e alle piante. Creato a immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1,26), invece, egli ha piuttosto uno status privilegiato nella creazione ordinata gerarchicamente. E quindi gli animali e le piante nel progetto di Dio esistono per servire i bisogni dell’uomo, e non il contrario.

Tutto è connesso nel creato e, quindi, nell’ambiente naturale. Scrive quindi Papa Francesco nella Laudato si’: «se l’essere umano si dichiara autonomo dalla realtà e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola, perché “Invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell’opera della creazione, l’uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura”» (n.117).

Dal momento che tutto è in relazione, non è neppure compatibile la difesa della natura con la giustificazione dell’aborto. Aggiunge quindi il Pontefice al numero 120 dell’enciclica: «Non appare praticabile un cammino educativo per l’accoglienza degli esseri deboli che ci circondano, che a volte sono molesti o importuni, quando non si dà protezione a un embrione umano benché il suo arrivo sia causa di disagi e difficoltà: “Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono”».

Non citandola espressamente, Papa Francesco chiama quindi in causa anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite e le Agenzie ad essa collegate, per la loro responsabilità nella diffusione di una cultura della morte, anche nel linguaggio e nel modo d’impostare le questioni dell’ambientalismo globale. Lo deduciamo ad esempio nella Laudato si’laddove leggiamo la condanna di tutti coloro, singoli, organizzazioni e Stati che, «invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso, […] si limitano a proporre una riduzione della natalità. Non mancano pressioni internazionali sui Paesi in via di sviluppo che condizionano gli aiuti economici a determinate politiche di “salute riproduttiva”»scrive Papa Francesco (n. 50).

Nel n. 136 il Papa identifica invece espressamente nel modo di operare di «alcuni movimenti ecologisti»una grande incoerenza. Quella di reclamare cioè il principio della difesa dell’integrità dell’ambiente ponendo in tal senso anche dei limiti alla ricerca scientifica, non applicando però «questi medesimi principi alla vita umana. Spesso si giustifica che si oltrepassino tutti i limiti quando si fanno esperimenti con embrioni umani vivi. Si dimentica che il valore inalienabile di un essere umano va molto oltre il grado del suo sviluppo. Ugualmente, quando la tecnica non riconosce i grandi principi etici, finisce per considerare legittima qualsiasi pratica. Come abbiamo visto, la tecnica separata dall’etica difficilmente sarà capace di autolimitare il proprio potere».

«Nella famiglia-afferma il Papa – si coltivano le prime abitudini di amore e cura per la vita, come per esempio l’uso corretto delle cose, l’ordine e la pulizia, il rispetto per l’ecosistema locale e la protezione di tutte le creature» (n. 213).

Lo sviluppo di economie che rispondano realmente alle esigenze delle varie comunità locali e dei rispettivi territori favorisce l’ambiente sotto vari aspetti, in primis attivando fonti di energia delocalizzata.«In alcuni luoghi– scrive in tal senso il Pontefice –, si stanno sviluppando cooperative per lo sfruttamento delle energie rinnovabili che consentono l’autosufficienza locale e persino la vendita della produzione in eccesso. Questo semplice esempio indica che, mentre l’ordine mondiale esistente si mostra impotente ad assumere responsabilità, l’istanza locale può fare la differenza»scrive Papa Francesco (n. 179).

GIUSEPPE BRIENZA
in Corriere del Sud n. 1
anno XXIX/20, p. 3

 

LA SECONDA PARTE DELL’ARTICOLO SARA’ PUBBLICATA DOMANI, 14 AGOSTO 2020.


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