L’Assunta e la nostra fedeltà all’ordine naturale – Editoriale del Direttore


La fedeltà all’ordine naturale, nelle sue declinazioni giuridiche, economiche, sociali, familiari ecc. e la riscoperta delle radici dell’identità nazionale, sono le due indispensabili direttive che potranno ancora assicurare un futuro radioso all’Italia.

“Dio, Famiglia, Lavoro, Patria” (proprio in quest’ordine) sono le quattro coordinate etico-politiche post pandemia che crediamo essenziali se si vuole davvero rilanciare la nostra amata Italia.

Mettere al centro Dio significa innestare Linfa Vitale nel consorzio nazionale.

Ogni Stato dovrebbe infatti adoperarsi per edificare la civiltà cristiana che ha sempre contraddistinto la nostra civiltà occidentale, per conservare il bene esistente e migliorare ciò che non va, con gli opportuni aggiustamenti.

La necessità di fermare lo stato di decadenza morale, politica ed economica in cui versa la nostra Italia è chiarissimo ad ogni persona di buon senso, un po’ meno a laicisti e libertini che, purtroppo, hanno in mano buona parte dei grandi mezzi di comunicazione.

Al nostro popolo serve come non mai avviare una necessaria inversione di tendenza: da una Repubblica laicista, quale sempre più sta diventando l’Italia, ad una Repubblica Cristiana che può concorrere a superare decenni di inettitudine, servilismo, malaffare ed empietà varie.

Per potere fare questo è necessario rimettere la famiglia naturale, composta da un uomo e una donna, uniti per tutta la loro esistenza e aperti alla vita, al centro della società.

Per aiutare la famiglia, e favorire la conservazione nazionale del bene comune, è urgente proteggere e tutelare l’indissolubilità del matrimonio civile (a maggior ragione quello celebrato in Chiesa), aiutare, attraverso una forte politica in favore della natalità, le giovani coppie a creare famiglie numerose.

In tal senso un passo immediato da fare, al contrario di quanto sta facendo il governo rosso-giallo guidato da Giuseppe Conte, è quello di abolire immediatamente tutte le leggi che favoriscono le pratiche abortive, sia quelle chirurgiche che quelle farmacologiche.

L’aborto sta insanguinando il mondo e, purtroppo, l’Italia non è immune da questo virus micidiale.
Se non si contrasterà la cultura della morte l’Italia, come tutti gli altri popoli che permettono il delitto legalizzato, non avrà futuro.

La vita comincia dal concepimento e finisce non quando lo decide l’uomo (con pratiche eutanasiche immorali e indegne dell’umanità), ma quando arriva l’ora della morte naturale.

Dio-Famiglia, nella nostra riflessione devono essere seguiti dal lavoro. Il lavoro, come insegna san Josemaría Escrivá (1902-1975), fondatore dell’Opus Dei, canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2002, è un mezzo di santificazione e, il lavoro stabile, com’è facilmente comprensibile, aiuta moltissimo per la creazione di una famiglia.

Mettendo Dio al primo posto, la Famiglia al secondo e il Lavoro sull’ultimo gradino del podio, non può che seguire una Patria italiana come unione di famiglie solida e vigorosa.

Per potere fare questo, però, non vediamo all’orizzonte politici adeguati.

Mentre un esempio lo vediamo chiaro all’orizzonte, quello ungherese.

Al di là dei partiti politici e delle persone che governo l’Ungheria, è un dato di fatto che la politica ungherese per la famiglia  funziona e si registrano più matrimoni, meno divorzi, più nascite e meno aborti.

Il Paese dell’Europa centrale è al suo più alto tasso di matrimoni in 40 anni, al più basso tasso di divorzi da 60 anni, registra ormai sistematicamente una crescente natalità ed è riuscito a far diminuire il numero degli aborti di un terzo.

Cari politici italiani di tutti gli schieramenti, se non rimettete al centro di tutta la politica Dio, la Famiglia, il Lavoro e la Patria, l’Italia non avrà futuro.

Siamo però convinti che, la protezione della Beata Maria Vergine Maria, della quale festeggiamo oggi la Solennità dell’Assunzione in cielo, in corpo e anima, al termine della sua vita terrena, non ci mancherà.

Rimanendo  uniti alla Chiesa e ben saldi alla cattedra di Pietro, possiamo quindi fin d’ora guardare con fiducia e speranza al futuro.

Perché la gioia è frutto della fedeltà e, con san Josemaría Escrivá, vogliamo esclamare insieme a tutti i nostri amici e lettori: «Che gioia poter dire con tutte le forze della mia anima: amo mia Madre, la santa Chiesa!».

 

Matteo Orlando

Direttore di Informazione Cattolica


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