Devozione alla Madonna? Poca roba per San Massimiliano Kolbe


Quando il fuoco dell’amore si accende, non può trovare posto nei limiti del cuore ma divampa al di fuori ed incendia, divora, assorbe altri cuori. Conquista anime sempre più numerose al proprio ideale, all’Immacolata. La Milizia dell’Immacolata pone l’accento su questo amore che si spinge a conquistare i cuori di tutti coloro che vivono al presente e che vivranno in avvenire; e ciò al più presto possibile, al più presto possibile, al più presto possibile” (SK 1325).

Non è possibile trattenere quel fuoco! Chi lo usasse solo per riscaldare la propria persona non ha capito molto. Ne scaturisce invece un instancabile apostolato, disponibile all’uso di qualunque mezzo, affinchè tutte le anime si infiammino dello stesso amore. “Noi viviamo, lavoriamo, soffriamo e bramiamo morire per Lei e con tutta l’anima, in tutti modi, con tutte le invenzioni. Desideriamo innestare questa idea fissa in tutti i cuori” (SK 326).

Il consacrato a Maria deve essere un “inviato  speciale” che investe tutto se stesso per Maria; un cavaliere che ne indossa i colori e tutto osa per renderLe l’onore e la gloria che Le spettano. Egli possiede una mariologia scritturalmente e teologicamente fondata, nata dallo sforzo di conoscenza condotto con la mente, con il cuore e … con le ginocchia.

Più perfetta sarà la consacrazione all’Immacolata più efficace sarà l’azione. ”Ella agirà attraverso essi (i consacrati) solo nella misura in cui apparterranno a Lei. Nulla,  perciò,  può rimanere che provenga da loro stessi. Debbono appartenere a Lei senza limiti(SK 991)

Portare i colori della Dama, difenderne l’onore, esaltarne le virtù e le gesta, precipitarsi ad ogni Suo cenno, ai suoi piedi ma anche nel campo di battaglia; è lo stesso spirito cavalleresco che caratterizzò la vita  di Francesco, di Massimiliano e di tanti altri santi, francescani e non. E’ un’autentica e specifica vocazione per la quale conviene impegnare tutta la vita ed ogni giorno della vita. “Non ha essa [Niepokalanów. la Città polacca dell’Immacolata] un fine particolare che costituisce la sua ragione di esistere, vale a dire la conquista del mondo intero all’Immacolata, secondo l’ideale della MI, ossia l’attuazione concreta del fine della MI? E dato che tale fine, “il mondo intero”, comprende in se stesso la «missione» nel significato più ampio e più rigoroso del termine, perciò in conformità al capitolo XII della Regola, non ogni religioso, anche se è un buon frate, ha la vocazione per questo; d’altra parte, colui al quale l’Immacolata si è degnata di concedere tale grazia, non può accontentarsi di quanto fanno gli altri e del modo consueto di agire” (SK 299).

 

Diego Torre

 


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