Un quarto dei giovani americani (tra i 18 e i 24 anni) pronti al suicidio nell’ultimo mese


Secondo un sondaggio dei Centers for Disease Control (CDC) degli Stati Uniti, più di un quarto dei giovani americani di età compresa tra i 18 e i 24 anni ha seriamente preso in considerazione il suicidio nell’ultimo mese.

Dopo mesi di blocchi prolungati in tutto il paese e ansia per la pandemia di coronavirus a quanto pare il livello di ansia di base è aumentato mentre è diminuita la capacità di tollerare frustrazione e stress.

Secondo il CDC, “il 40,9% degli intervistati ha riportato almeno una condizione di salute mentale o comportamentale avversa”. Tra essi ci sono sintomi di disturbo d’ansia o disturbo depressivo (30,9%), sintomi traumatici e disturbi correlati allo stress relativi alla pandemia (26,3%), inizio o aumentato dell’uso di sostanze per far fronte allo stress o alle emozioni legate al COVID-19 (13,3%).

Questi numeri sono aumentati notevolmente in alcuni gruppi.

Quasi tre adulti su quattro di età compresa tra i 18 e i 24 anni, e poco più della metà degli adulti tra i 25 e i 44 anni hanno riportato almeno un sintomo di salute mentale o comportamentale negativo.

Tra gli ispanici, il 52,1% degli intervistati ha riferito almeno un sintomo di salute mentale avverso correlato alla pandemia, così come due terzi degli intervistati che avevano meno di un diploma di scuola superiore.

Di tutti gli intervistati, il 10,7% ha riferito di “prendere seriamente in considerazione il suicidio” nei 30 giorni precedenti la conduzione del sondaggio. Quel numero è aumentato al 25,5% degli intervistati di età compresa tra 18 e 24 anni, al 18,6% degli intervistati ispanici e al 15,1% degli intervistati neri non ispanici.

Sophia Swinford, fondatrice di Catholic Mental Health, un’organizzazione senza scopo di lucro che mira ad aumentare la consapevolezza e l’accesso alle risorse di salute mentale per i cattolici, ha detto alla CNA che questi tassi di suicidio e di ipotesi suicidaria sono un “fallimento sociale”.

La soluzione a questo stato di cose prospettata è il dialogo con Dio e con le persone, “fare una pausa, respirare, pregare, meditare”, prendersi una pausa dai media e da altri ambienti che aumentano l’ansia. I social media funzionano davvero contro di noi. “Se stiamo cercando di lavorare contro la nostra ansia, dobbiamo prestare attenzione all’impatto che hanno su di noi e fare delle pause dai social quando necessario”, ha detto Tommy Tighe, consulente matrimoniale e familiare e conduttore del podcast cattolico sulla salute mentale “Saint Dymphna’s Playbook”.


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