Quando conviene morire e non lasciare nulla


Sempre  più spesso mi sento dire che accanto al cadavere del proprio padre o madre ci sono i figli, ma che si guardano in cagnesco, pronti ad esplodere e aprire il fuoco. Motivo: l’eredità che il genitore ha lasciato.

Ognuno degli eredi, a torto o a ragione, pretende di più degli altri. E fatta la sepoltura, cominciano le liti e anche le cause giudiziarie.

Certamente il familiare defunto si rivolterà nella cassa e nella tomba e direbbe: sarebbe stato meglio non lasciare niente. I tanti miei sacrifici hanno generato odi e rancori. Purtroppo ne conosco tante di queste situazioni. E il tutto scaturisce dalla sete insaziabile di denaro.

Nel Vangelo un giovane se ne va triste, rinunciando a una vita di felicità che Gesù gli propone, perché ha molti soldi.

Ezechiele perde la moglie e Dio gli ordina di cingere un turbante, sì da destare la meraviglia di tutti. E a tutti dirà: “perverso gioire per una persona cara che si perde, perché si era in lite: gli alterchi e le liti sono contro il volere di Dio. Ma noi non riusciamo a capire”.

Ecco il testo di Ezechiele.
“Avrete i vostri turbanti in capo e i sandali ai piedi: non farete il lamento e non piangerete, ma vi consumerete per le vostre iniquità e gemerete l’uno con l’altro. Ezechièle sarà per voi un segno: quando ciò avverrà, voi farete proprio come ha fatto lui e saprete che io sono il Signore». (Ez. Capitolo 24).

 

Don Antonio Nuara

 


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