L’aborto è “hattà”, “awòn”, inganno e peccato diabolico


Non esiste al mondo una sola donna che non sappia, sin dal primo momento della gravidanza, che nel grembo sta custodendo una vita.

Non esiste al mondo una sola madre che non ami e desideri il figlio che porta nel grembo, in qualunque modo sia stato concepito.

Esistono le madri, che soffrono le violenze; che hanno paura perché sole, o per la precarietà e l’assenza di certezze; che tremano nel donare la vita, il tempo, il denaro, anche la salute e una certa bellezza mondana del proprio corpo.

Esistono le madri che lottano per esserlo sino in fondo, perché sono state create per accogliere, custodire, gestare e dare alla luce la vita, e poi crescerla e accompagnarla sino all’età adulta.

Esistono le madri che offrono se stesse perché il pensiero d’amore di Dio diventi persona sulla terra per camminare verso il Cielo.

La Grazia agisce in tutte misteriosamente perché si compia la volontà di Dio nella quale sono state create.

Donne deboli, fragili, spesso ferite, ma che amano il figlio delle loro viscere. Basta conoscere e guardare anche una sola donna che ha perduto un bambino in gravidanza, fosse anche solo di pochissime settimane. Il suo dolore, che nessuno potrà mai comprendere sino in fondo, e che spesso si trasforma in disperazione acuta che sanguina tutta la vita, ci dice, più di tutte le parole, quanto innaturale sia porre fine a una vita con l’aborto.

Per questo esistono solo donne e madri ingannate dal demonio, che – come tutti quando ascoltiamo e crediamo a una sua menzogna – frustrano l’amore di Dio e la sua volontà di bene e cadono così nella morte.

Solo una donna che sta sperimentando la morte interiore a causa del peccato può trascinare in essa suo figlio.

Al netto dei casi di debolezza estrema, dove non si riesce più ad agire in piena coscienza.

L’aborto infatti è innanzitutto un “peccato” secondo il significato del termine in ebraico, “hattà”, letteralmente “mancare il bersaglio”: l’aborto frustra il piano di Dio sul bambino ma anche sulla madre; spezza il cammino di entrambi verso il compimento.

Ma lo è anche secondo un altro termine ebraico, “awòn”, che indica l’inversione, la distorsione, la deformazione del bene e del male.

L’aborto infatti è presentato subdolamente e perversamente come un bene per la donna, mentre è per lei il male assoluto.

Trasforma il suo seno in una tomba, e il lutto che ne deriva pesa per tutta la vita. Infine l’aborto cancella la speranza di cui una donna e madre è segno autentico e credibile. Abbiamo tutti bisogno di un grembo dove poter rinascere e ricominciare quando abbiamo sbagliato, fallito, e ci sentiamo finiti. Ma se anche il grembo di una donna diviene segno di morte e dell’ineluttabilità del male, come l’uomo potrà sperare in una rinascita, un riscatto, un nuovo inizio? Sì, l’aborto è anche un crimine contro la speranza.

Dall’inganno e dal peccato si può guarire solo con la “terapia divina che il Signore compie attraverso la sua parola e mediante l’opera guaritrice di Cristo” (San Giovanni Paolo II, 24 ottobre 2001).

Per questo occorre moltiplicare lo zelo per annunciare il Vangelo così da offrire ad ogni donna divenuta madre la possibilità di respingere gli attacchi del demonio e non cadere nel peccato. Aiutarle tutte ad essere e difendere ciò che sono, un prodigio che rivela nella maternità l’amore infinito del Creatore. Pregare, annunciare il Vangelo a loro e ai loro sposi, viverci accanto in una comunità cristiana che incoraggi, sostenga e aiuti a combattere la buona battaglia della fede, quella che sa riconoscere sempre e in ogni seme caduto nel grembo un frammento dell’amore incorruttibile ed eterno di Dio.

Ora che il demonio, con linee guida perverse sull’aborto chimico, si è avvicinato ancora di più alla donna per strapparle la meraviglia della maternità, occorre fare di tutto per esorcizzare e mettere a tacere la voce potente e suadente del serpente. Per sedurla, si veste da angelo di luce sibilando logiche false di diritti, libertà, autodeterminazione e civiltà.

Occorre quindi essere accanto a ogni donna e annunciare la Verità che smentisca la menzogna, il potere di Cristo risorto, nel quale l’impossibile diviene possibile, anche portare a termine una gravidanza difficile, pericolosa, nel combattimento più aspro

 

Don Antonello Iapicca

 


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