Il pensiero sociale di Papa Paolo VI: un faro di luce per il nostro tempo


Il tempo passa, ma l’insegnamento del Magistero ecclesiale resta, spettatore attento ai tempi, che dai tempi non si lascia travolgere, diventandone interprete autorevole.

E, di alcuni insegnamenti magisteriali, possiamo solo constatarne l’attualità e la freschezza, anche dopo più di cinquant’anni.

Sulle pagine dell’Osservatore Romano di ieri, 23 agosto 2020, con il titolo di Un messaggio per ieri e per oggi. Il Magistero sociale di Paolo VI durante la visita in Colombia, a firma di un diplomatico di lungo corso della Santa Sede, don Fernando Chica Arellano (attualmente Osservatore permanente presso la FAO) leggiamo un articolo che ripercorre i tratti salienti del viaggio di Papa Paolo VI in occasione del XXXIX Congresso Eucaristico Internazionale svoltosi a Bogotà dal 22-25 agosto 1968 (in tale occasione, ricordiamo che il Papa partecipò anche alla seconda Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano che si tenne a Medellín.

Perché è importante ripercorrere le tracce principali di questo viaggio?

Rileggendo quanto pronunciato dal Papa Montini nei vari incontri, a distanza di decenni, notiamo che«le sue parole sono un’applicazione della sua enciclica Populorum progressio (26 marzo 1967) e, al tempo stesso, una preparazione all’insegnamento successivo espresso in scritti tanto significativi come l’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975)»: ed è proprio vero constatare come «le sue parole non sono state scalfite né dal tempo né dalla distanza. Sono lezioni valide e opportune per il momento presente».

Sin dai primi momenti del suo viaggio, in aereo, il Papa, richiamò l’attenzione ai tanti drammi che, in giro per il mondo, le varie nazioni stavano vivendo: ricordò l’occupazione della Cecoslovacchia (Praga) da parte dell’URSS e dei suoi alleati del Patto di Varsavia, confermò l’appello a fermare la corsa agli armamenti destinando i fondi a favore dei popoli in difficoltà e poi, durante la messa del 23 agosto, rammentò come, lo spirito cristiano sia contrario ad ogni forma di violenza che «ritarda il compimento delle aspirazioni di giustizia». Richieste, quelle di Montini, ancora oggi oggetto di tanti appelli di Papa Francesco che non smette di rimarcare il dovere della non proliferazione delle armi che «ritardano lo sviluppo dei popoli condannando le nazioni alla prostrazione e alla schiavitù».

Alfabetizzazione, educazione, formazione professionale, formazione della coscienza civile e politica… questi i principali punti affrontati in occasione della Giornata per lo sviluppo, per spingere a riflettere su quali siano gli elementi indispensabili per la promozione integrale dell’uomo e dei popoli.

Ancora una volta, richiamò alla responsabilità che la pace e la promozione del dialogo e dell’intesa reciproca non è compito solo di qualcuno; e non è neanche un compito riservato ai soli pastori: è dovere di ogni battezzato. Una lotta che non deve mai smettere di impegnare ogni cristiano per instaurare la concordia nel mondo.

Profeta del rinnovamento ricordò il ruolo della fede, tradizionale e rinnovata, indispensabile per risvegliare la fraternità e la collaborazione fra i popoli; e come non vedere, inoltre, nel discorso al presidente della Repubblica della Colombia del 23 agosto delineati i tratti principali di un rapporto franco e collaborativo tra Chiesa e istituzioni civili? Argomento di una attualità sconvolgente.

A questo aggiunse la formazione etica e sociale, la tutela dei diritti, la libertà, la responsabilità sociale di tutti: richiami costanti della Chiesa, ad ogni battezzato, nel rapporto con lo Stato in cui vive.

E nel crescendo dei suoi discorsi, ancora più esplicito fu nel rimarcare la dimensione sociale dell’evangelizzazione che «esige la formazione di sacerdoti, religiose e laici nelle principali linee della dottrina sociale della Chiesa, ed esortò a un compito evangelizzatore più deciso e coraggioso di fronte ai grandi problemi che affliggevano — e continuano ancora a straziare — i popoli latinoamericani».

Valeva allora e vale oggi il richiamo costante del Vicario di Cristo alla Chiesa che«non può in alcun modo sottrarsi al suo impegno con le realtà temporali, poiché esso è parte irrinunciabile dell’annuncio del Vangelo. […] La Chiesa non può rinunciare alla denuncia delle disuguaglianze economiche tra ricchi e poveri e, di conseguenza, deve promuovere iniziative e programmi per lo sviluppo integrale e il bene di tutti. Esortò i governi dell’America latina e di tutti i Paesi ad affrontare con prospettive ampie e coraggiose le riforme atte a garantire ai loro popoli un ordine sociale più efficiente. […] Se Cristo fu particolarmente vicino ai più bisognosi, i suoi discepoli devono imitarlo andando incontro agli esclusi della terra, a quanti conoscono solo la solitudine, la penuria e le lacrime».

Ecco tutta l’attualità dell’insegnamento di Papa Paolo VI che si ritrovò a guidare la Chiesa, Sposa di Cristo, nei marosi del post concilio, dove, come sappiamo, spesso il desiderio del rinnovamento era confuso con pretese di discontinuità con un Magistero confermato dal passaggio di due millenni.

Facciamo allora nostro l’invito: «è quindi prioritario che oggi interiorizziamo e accogliamo nuovamente il messaggio sociale di Paolo VI. Il suo contenuto è un faro di luce in un tempo così difficile e convulso com’è il nostro.

 

Padre Enzo Vitale

 

 


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I politici si susseguono il vangelo rima ne lo stesso ma sembrano tutti sordi al Suo messaggio . Solo Macchiavelli docet..Signore pietà!