Anche la Chiesa non è immune all’ipocrisia: grandi discorsi, parole vuote


 Il sapere che il Signore presto verrà, non ci deve indurre al dolce far nulla, come fanno gli ignavi.

Anzi, ci dobbiamo attivare di più sia nel lavoro per mantenerci, sia nella diffusione del Vangelo: “Guai a me, se non evangelizzo” (1Cor 9,16); “Chi non vuole lavorare neppure mangi” (2Tes 3,10); Putroppo, “non di tutti è la fede” (2Tes 3,2) e tanti uomini sono corrotti e malvagi: non conviene avere rapporti con loro.

I membri della comunità cristiana vanno ammoniti come fratelli, se necessario, a “guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità” (2Tes 3,12) e ad essere modelli di fede e di carità.

Oggi il lavoro sta diventando un lusso supertassato; per altri è “nero” o sporco, per altri proibito per pandemia; molti non lo cercano neppure più. Che sventura per un popolo la mancanza di lavoro onesto e proficuo!

Quale grande colpa hanno quei governanti che tolgono il lavoro o lo rendono amaro! È come se dicessero alla gente: Vai a rubare!

Vi sono tanti in società, che siedono in alto ed hanno potere. Paiono giusti, ma sono impostori: mai che dican la verità; amano i soldi, cercano onori, ma fanno la finta dell’onestà.

Anche la Chiesa non è immune del morbo infame: l’ipocrisia. Mani lavate, cuori induriti; grandi discorsi, parole vuote. E tanti allocchi batton le mani!

 

Padre Giuseppe Tagliareni

 


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