La bioeticista: “Il trapianto d’utero apre a varie derive etiche”


Sarà che già solo vederlo definito «miracolo umano» mi fa accapponare la pelle.

Sarà pure che ho una certa diffidenza verso quei ginecologi che per far avere una gravidanza a chi purtroppo per motivi congeniti o acquisiti non può averla (i casi di FUI, cioè Fattore Uterino di Infertilità) sono disposti a sacrificare una valangata di vite tra quelle perse con la fecondazione extracorporea, quelle crionconservate e quelle interrotte durante la sperimentazione (tutto facente parte dell’iter).

Sarà che già prevedo varie derive… dalla “zia buona” 60enne (viva, evidentemente) che vorrà donarlo, fino a maschietti che prima o poi lo esigeranno.

Fatto sta che il primo TRAPIANTO DI UTERO italiano, effettuato in questi giorni al Policlinico di Catania, suscita notevoli problemi di carattere bioetico.

Ne parlerò oggi, venerdì 28 agosto, dalle ore 15:00, nel mio Diario di Bioetica su radioromalibera.org

 

 

Prof.ssa Giorgia Brambilla

 

 


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