Zdenek Zeman, la fede cattolica, il mondo del calcio e le sue bestemmie


Zdenek Zeman, l’allenatore cattolico ‘profeta’ della zona pura e del 4-3-3, attualmente non è alla guida tecnica di nessun team. Fino a quando è stato alla guida delle sue squadre ha sempre cercato di rispettare, compatibilmente al mondo del calcio, la morale cristiana.

“Io sono stato educato in una famiglia religiosa e sono credente. Professo i valori del cristianesimo anche se in Chiesa ci vado poco. Per mancanza di tempo… ma se proprio uno volesse il tempo lo troverebbe anche”, ci aveva detto qualche tempo fa Zdenek Zeman.

A “L’Eco di San Gabriele” Zeman aveva rivelato di essere cattolico ma di non aver “mai chiesto aiuto a Dio per una partita”, perchè convinto “che Dio non c’entri niente con lo sport”.

Zeman, che nel suo stile linguistico concretizza il noto brocardo evangelico del “sia il vostro parlare si si, no no, il di più viene dal maligno” (Mt 5,37), è un uomo che non alza mai la voce (ha dichiarato che “chi grida si fa sentire ma non ottiene attenzione”) e forse proprio per questo suscita discussioni, riflessioni, pensieri, e non lesina di mettere al centro dei suoi discorsi l’importanza dell’educazione, del rilancio della cultura sportiva italiana, dello sport pulito e divertente, slegato dal business.

Su Papa Francesco ci aveva confidato: “mi sembra un buon pontefice. In quello che dice e che fa traspare umanità e bontà”. Parlando di Pontefici aveva aggiunto: “il mio pensiero non può non andare a Karol Woityla. Era un po’ il ‘mio’ Papa. Lo conoscevo personalmente e ci siamo visti in un paio di occasioni in Vaticano”.

Parlando di fede Zeman ci ha confidato di essere da sempre “affascinato dal mistero che ci circonda” e di essere “convinto della necessità di avere grande rispetto di quanto é stato creato per noi”.

“Non sopporto le bestemmie” ci aveva spiegato Zeman. “Non solo se dette da un calciatore ma in generale. Davo multe ai miei atleti che bestemmiavano e inoltre dicevo loro: ‘Non offendete mio padre'”.

È molto significativa questa riflessione di Zeman perché, purtroppo, nel mondo del calcio anche alcuni mister titolati si sono sentiti ‘autorizzati’ a dire stupidaggini in merito alla bestemmia, quasi giustificandola (che direbbero questi signori se la domenica, allo stadio, dovessero sentire volgari sfoghi all’indirizzo, ad esempio, dei loro genitori?), non rendendosi conto dei danni che le loro parole, magari inconsapevolmente, possono provocare nei confronti dei più giovani e dei più sensibili, in un mondo che non ha certo bisogno di spintoni per affondare ulteriormente nelle più oscene volgarità.

Dalla Terza categoria alla serie A, la bestemmia urlata in campo, sulle panchine (per non parlare di quelle sugli spalti) è diffusissima, alla faccia del regolamento del giuoco del calcio che prevede il cartellino rosso diretto a chi insulta la divinità (e in barba all’articolo 724 del codice penale che stabilisce che “chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la divinità”, è punito “con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309”).

Negli anni passati già qualcuno si era espresso contro la blasfemia. Nel lontano 1996 padre Sebastiano Bernardini, allenatore della nazionale dei frati, aveva sottoposto ai vertici del Coni e della Figc un decalogo anti-bestemmia.

Dove è andato a finire?

Nel 2004 l’allora presidente del Coni, Gianni Petrucci, lamentava: “non è possibile continuare ad assistere in silenzio alle bestemmie. Se nessuno prende posizione, lo faccio io”.

 

Matteo Orlando


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