Il cardinal Ouellet: “un maggior numero di donne per la formazione dei seminaristi”


Il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, ha assicurato in un’intervista che la Chiesa ha bisogno di più donne direttamente coinvolte nella formazione sacerdotale nei seminari.

“Penso che per il sacerdote, imparare a relazionarsi con le donne nel contesto della formazione sia un fattore di umanizzazione che promuova l’equilibrio della personalità e l’affettività degli uomini”, afferma Ouellet in un’intervista sul numero di maggio della rivista Donne Chiesa Mondo, il mensile dell’Osservatore Romano in uscita on line sabato 25 aprile.

Nell’intervista, il cardinale canadese ritiene che le donne “possono partecipare in molti modi: nell’insegnamento teologico, filosofico, nell’insegnamento della spiritualità. Possono fare parte della squadra dei formatori, in particolare nel discernimento delle vocazioni. In questo campo abbiamo bisogno del parere delle donne, della loro intuizione, della loro capacità di cogliere il lato umano dei candidati, il loro grado di maturità affettiva o psicologica. Per quanto riguarda l’accompagnamento spirituale, la donna può essere di aiuto, certo, ma credo che sia meglio che sia un sacerdote ad accompagnare un candidato al sacerdozio. La donna, invece, può accompagnare la formazione umana, un aspetto che non è, secondo me, abbastanza sviluppato nei seminari. È necessario valutare il grado di libertà dei candidati, la loro capacità di essere coerenti, di stabilire il loro programma di vita, e anche la loro identità psicosociale e psicosessuale”.

Secondo il cardinale canadese, “l’esperienza della collaborazione con donne a un livello paritario” aiuta “il candidato a prospettare il suo futuro ministero e il modo in cui saprà rispettare le donne e collaborare con loro. Se non si comincia durante la formazione, il prete rischia di vivere il suo rapporto con le donne in modo clericale”.

“Non si tratta solo di promuovere la donna”, ha dichiarato il Prefetto della Congregazione per i vescovi, “ma di considerarla come parte integrante di tutta la formazione. Sarebbe stato necessario che in un testo di questa importanza che guarda al futuro ci fosse almeno una allusione a questo. Ciò è indicativo di dove siamo ancora! Quando sono intervenuto alla plenaria della Congregazione per l’Educazione cattolica, c’erano i rettori delle università romane; c’erano parecchie donne ma proporzionalmente una su dieci. C’è ancora molto da fare negli studi superiori delle università cattoliche. Rivoluzione culturale significa un cambio di mentalità. Per tornare alla formazione sacerdotale, un prete si può preparare a predicare bene, a compiere tutte le funzioni come si deve. Ma la pastorale è anzitutto la cura delle persone. E l’attenzione alle persone è una qualità naturalmente femminile. Conta la sensibilità della donna per la persona, meno per la funzione. Papa Francesco, in tutta la sua riconversione pastorale, ci chiede di prendere in considerazione la gente, di chiederci come facciamo per accompagnarla a crescere. Finora ci siamo preoccupati soprattutto dell’ortodossia, di conoscere bene la dottrina, di insegnarla bene. Ma tutta quella povera gente che la deve digerire… Come facciamo ad accompagnarla?”.


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