Tutti i veri cristiani dovrebbero offrire se stessi a Dio


XXII Domenica Anno A.

“Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre“ (Ger 20,7), dice Geremia nel suo lamento. Egli non vorrebbe più profetare la rovina di Gerusalemme, la cui sorte è segnata. Avrebbe preferito morire nel seno materno, piuttosto che essere causa di vergogna e di scherni.

“Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo” (v.9). Il vero profeta non può tacere, se Dio gli dice: “Parla!”. Egli non si appartiene più, dal momento che ha accettato di diventare suo portavoce.

Tutti i veri cristiani dovrebbero offrire se stessi a Dio, “come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” (Rom 12,1).

Gesù l’ha fatto per primo: per compiere il divino disegno di salvezza, dovrà patire le ostilità dei nemici di Dio, fino a morire. Pietro lo vorrebbe distogliere, perché non pensa secondo Dio.

“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”: ecco la legge della sequela di Cristo.

Inutile tergiversare. Se qualcuno ritiene che non meriti seguirlo, si condanna da sé. Il Figlio dell’uomo porta alla vittoria eterna. Beati quelli che lo seguono!

Egli verrà con potenza e darà a ciascuno secondo le sue opere.

 

Padre Giuseppe Tagliareni

 


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