Lo Spirito Santo, Maestro interiore degli individui e dei popoli


Lo Spirito Santo, come insegnano i padri della Chiesa, è Maestro interiore non solo per ogni coscienza individuale, ma anche per l’unità (anche dottrinale) dei popoli cristiani, preservandoli in particolare dall’eresia.

Per quanto riguarda la guida che la terza Persona della Santissima Trinità offre a ciascun cristiano in stato di Grazia, essa necessita di una via sicura: l’ascolto umile. L’ha insegnato il predicatore della Casa Pontificia.

Raniero Cantalamessa in una sua recente conversazione: «Ci può venire la tentazione di dare consigli allo Spirito Santo, anziché riceverli, di suggerirgli quello che dovrebbe fare con noi. Così può accadere che noi prendiamo le decisioni, e poi le attribuiamo con disinvoltura allo Spirito Santo.Il consiglio è quello di abbandonarci allo Spirito Santo. Come bravi attori, tenere l’orecchio proteso alla voce del suggeritore nascosto, per recitare fedelmente la nostra parte nella scena della vita» [Raniero Cantalamessa, OFM, Seconda predica d’Avvento, 9 dicembre 2016 – https://it.zenit.org/].

Non ci capiti dunque di cadere nella tentazione di “dare suggerimenti” noi allo Spirito Santo. E questo insidioso pericolo ha creato in passato non pochi danni anche al grande dono dell’unità della Chiesa. Nelle Confessioni, come ricorda ad esempio un giovane religioso agostiniano della provincia italiana, p. Rocco Ronzani, sant’Agostino (354-430)«nei lunghi anni del suo ministero episcopale, spese le migliori energie per curare le ferite provocate da scismi ed eresie che laceravano le Chiese africane e l’ecumene cristiana, attribuendone il merito unicamente a quel Maestro interiore che illumina i discepoli “nella scuola del cuore” ed effonde, per mezzo dello Spirito santo, la soave carità» (Rocco Ronzani, Nella scuola del cuore, in L’Osservatore Romano, 28 agosto 2020, p. 8).

Tra gli altri testidelvescovo di Ippona che illustrano tale dottrina è molto significativo un passaggio del De civitate Dei(12,22), richiamato dallo stesso padre Ronzani:«Dio prevedeva di chiamare in adozione con la sua grazia un popolo di fedeli e, giustificatolo nello Spirito Santo con la remissione dei peccati, di farlo partecipe della società degli angeli santi nella pace eterna, dopo aver eliminato l’ultima nemica, la morte. A questo popolo avrebbe giovato la considerazione del fatto che Dio ha dato origine al genere umano da un solo individuo per far comprendere agli uomini quanto gli sia gradita l’unità dei molti (in pluribus unitas)».

 

Giuseppe Brienza

 


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