L’economia e il pensiero cristiano. L’esempio di Giuseppe Toniolo


Oltre 5000 persone avevano partecipato a Roma alla beatificazione di Giuseppe Toniolo (1845-1918), economista e sociologo ma, soprattutto, sposo e padre di sette figli, tanto e vero che la Chiesa per la sua memoria liturgica ha scelto proprio il 4 settembre, giorno in cui, nel 1878, egli si unì a Maria Schiratti in tale lungo e fecondo matrimonio.

Accostare l’economia al pensiero cristiano è operazione insolita, soprattutto in un periodo in cui l’attenzione è tutta improntata sui numeri dello spread, sui sali-scendi della borsa, sulle statistiche di una crescita che non arriva. Quando c’è crisi si trovano ovunque manuali di ricette che offrono svariate soluzioni, ma molto spesso non si trovano le persone giuste. Persone in grado di risolvere i problemi, mettendo insieme pensiero e azione, idealità e concretezza, leadership e consenso.

Questa crisi non è una novità: arriva come molte altre, nei corsi e ricorsi della storia economica ed umana, ma si caratterizza per una peculiarità antropologica da non trascurare: si tratta di una crisi di fiducia e, per chi è più attento, di una crisi di speranza. In questi casi, la storia lo riconosce, è più facile rivolgersi al pensiero cristiano e a coloro che, da cristiani, dovrebbero essere i primi testimoni della speranza nel mondo, non già per fuggire i problemi o mettersi su un piedistallo etico e culturale, quanto piuttosto per accompagnare l’uomo a ritrovare se stesso, a riscoprire il senso del suo stare con gli altri, uno stare con gli altri che prevede, tra le altre cose, l’allocazione delle risorse scarse che la comunità umana condivide. In altre parole: economia!

Oggi tutti parliamo di fine del capitalismo sfrenato, che ha portato alla crisi dei mutui sub-prime e all’immolazione, chiamiamola così, della Lehman Brothers. Tutti parliamo del tramonto definitivo del comunismo, che ha portato obsolescenza produttiva e diseguaglianza, laddove avrebbe dovuto rappresentare l’alba di una nuova convivenza possibile tra gli uomini, che invece sono stati svuotati della loro intraprendenza, identità e spiritualità. Sembra quasi che queste chiavi di lettura, rigidamente bi-partisan, debbano rappresentare tutto lo scibile umano in materia economica, come se si facesse finta di non considerare che il fallimento di queste “ricette”, che possono essere state più o meno valide oggettivamente, sia stato causato dal fallimento degli uomini che le hanno proposte e realizzate. Uomini che hanno perso l’orientamento verso il bene comune, l’ancoraggio alla persona umana, l’affidamento ai principi di solidarietà e sussidiarietà, rispolverati all’occorrenza per creare slogan dal respiro corto. Sarà per questo che oggi è ancora difficile da un lato, riflettere sull’economia abbandonando gli strumenti e gli esempi negativi che l’hanno distorta e, dall’altro, considerare che buone pratiche diffuse nei territori e nelle comunità possano essere ri-conosciute, più che conosciute, in un complesso di relazioni tutto impostato sulla mediaticità e vistosità dei messaggi e non sulla loro capacità di “incivilire” le persone, lentamente, creando percorsi di riflessione e azione condivisa.

Nei principali media sono praticamente assenti riferimenti a cooperative, imprese sociali, realtà di mutuo soccorso, terzo settore. Ambiti a cui l’economia civile ha dato e sta dando molto e che stanno creando ricchezza sia sotto il profilo dell’occupazione (8% annuo di aumento di occupati) che di produttività. Sarà che mancano dei testimonial adeguati, in grado di raccontare la “convenienza” di un’economia che promuove la persona e il bene comune. Ma più che di testimonial, abbiamo bisogno di testimoni. Dagli idoli ai modelli. In proposito si è riaccesa, come anticipato, una piccola fiammella: si chiama Giuseppe Toniolo, sintesi perfetta di un uomo che è riuscito a conciliare famiglia, impegno nello studio e nel lavoro, servizio per il prossimo e per la società. Non sarà un caso che il Toniolo-Professore, sarà considerato nel suo tempo, uno dei più importanti maestri dell’economia europea, ancora oggi studiato nelle principali accademie del Vecchio Continente. In Italia è tuttavia poco conosciuto, almeno a guardare i nostri libri di storia più diffusi, soprattutto nelle scuole, che si arroccano sulle posizioni di Adam Smith e Marx, a cui dedicano pagine e pagine. Una spiegazione c’è: sia Smith che Marx non avevano un buon rapporto con la religione, in particolare con la religione cristiana. Spulciando i programmi scolastici degli ultimi anni si forma una costatazione tutt’altro che complottistica: i riferimenti religiosi trovano sempre meno spazio nella nostra cultura. Oltre a Toniolo un altro esempio è don Luigi Sturzo (1871-1959), sconosciuto agli studenti di scuola secondaria superiore, che invece passano almeno un mese a sentire dei vari dittatori e carnefici del XX secolo.

La diffidenza verso la religione, non è certo una questione attuale. Toniolo conosceva il problema già nella sua epoca: sapeva benissimo che la religione andava difesa, con l’esempio e la preghiera personale, con la cultura e lo studio assiduo, con l’impegno sociale in Italia e nella Chiesa. Ispirato dalle dinamiche economiche dei comuni rinascimentali e dalla tradizione del francescanesimo, Toniolo non negò mai la radice religiosa del discorso sul denaro, sulla produzione, sul lavoro, sulla cooperazione. Anzi, per Toniolo l’opera di “incivilimento” (la chiamava proprio così) era il riconoscimento dell’economia come strumento per l’uomo: un meccanismo che doveva funzionare per una maggiore coesione sociale, per una vita materiale più dignitosa, una stimolo in più per una vita spirituale capace di ricreare la relazione con l’altro e con Dio.

La vocazione di Giuseppe Toniolo era orientata soprattutto nel sollecitare l’impegno contro le diseguaglianze sociali che un’economia usata male faceva nascere. Tutta la sua attività culturale e sociale si proponeva di studiare e applicare modelli di bene comune. Allora  se Smith è ricordato per la “Mano invisibile” e Marx per il “Manifesto del Comunismo”, Giuseppe Toniolo può essere ricordato, primo tra i pensatori moderni, per aver reso l’etica come elemento imprescindibile nell’attività economica, che dà sostanza stessa all’economia. Senza etica, l’economia non è. Toniolo è dunque l’uomo della sintesi tra etica ed economia. Si tratta di un collegamento fuori dal tempo, almeno nell’Ottocento, fatto con la filosofia scolastica, in particolare col pensiero di San Tommaso d’Aquino. Un collegamento che si sviscera nella Toscana dei primi tentativi di fare banca, nelle corporazioni dei comuni, nelle istanze dell’economia civile. Toniolo è fra i primi a dare “spirito cristiano” all’economia di mercato, senza dimenticare il totale radicamento nell’uomo che la religione aiuta a svelare.

Ci vorranno ancora molti anni e molti studi per capire come l’economia europea sia stata influenzata dalla tradizione cristiana (cattolica o protestante che sia), e su quali valori si potrà farla ripartire, ma intanto si può affermare una cosa fin da subito: Toniolo, a differenza di Weber, non fa solo teoria. Fonda casse rurali, fondi di risparmio, gruppi giovanili di cattolici, ispira l’impegno sociale dei credenti nel difficile periodo del non expedit e sogna la nascita dell’Università Cattolica, che Agostino Gemelli realizzerà poco prima della morte di Toniolo. È un vero protagonista della Chiesa del tempo e si può dire che collabora con la formazione della Dottrina Sociale moderna, a stretto contatto con il Magistero, che quasi proietta, ben mezzo secolo prima, quello che sarà lo spirito del Concilio Vaticano II: i laici sono parte integrante, protagonisti della Chiesa.

A 50 anni dal Concilio, grazie all’esempio di figure come il Toniolo, pare di risentire il soffio caldo di un popolo di Dio capace di impegnarsi nel sociale, che sa usare virtuosamente i mezzi dell’economia, che è sempre attento alla questione sociale e agli ultimi. Che non si vergogna di parlare di religione, anche nella vita pubblica. Che sa incarnare l’ispirazione religiosa nell’azione. I riferimenti non mancano: Toniolo è stato prima di tutto un credente, poi un padre, poi un maestro, poi un animatore del movimento cattolico. Oggi è un esempio, per una Chiesa che deve pregare anche per lui nell’Anno della Fede. L’economia si salva, anche così.

 

Alfonso Balsamo

in Corriere del Sud
n. 17, anno XXI/12, p. 3

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Selezione bibliografica su Toniolo dalle riviste cattoliche italiane (2012)

a cura di Omar Ebrahime

Ambrosio G., Una “spiritualità dell’incarnazione”. Alla scuola del beato Giuseppe Toniolo, in La Rivista del Clero Italiano 2 (2012);

Autori vari, Giuseppe Toniolo, in Ricerca 5/6 (2012);

Autori vari, Giuseppe Toniolo. Per «una società di santi», in Segno nel Mondo 4 (2012);

Bergamini P., Giuseppe Toniolo. Cattolico a fronte alta, in Tracce 4 (2012);

Brienza G., Verso la beatificazione di Giuseppe Toniolo, in La Società, anno XXII, n. 1, Verona gennaio-marzo 2012;

Brienza G., Toniolo e l’attuale stagione italiana, in La Società, anno XXII, n. 3, Verona maggio-giugno 2012;

Desidera B., Un nuovo “santo” per l’Italia di oggi, in Segno nel Mondo 1 (2012);

Matarazzo N., Santità fa rima con quotidianità: Giuseppe Toniolo, in Graffiti 2 (2012);

Miano F., L’impegno per la cultura e il movimento cattolico, in Ricerca 5/6 (2012);

Moni Bidin L., Toniolo, laico “conciliare”, in Segno nel Mondo 2/3 (2012);

Preziosi E., Un vero laico cattolico, in Vita Pastorale 4 (2012);

Preziosi E., Alle radici dell’impegno civile, in Jesus 4 (2012);

Ratti A., Giuseppe Toniolo, amico e guida degli universitari, in Dialoghi 1 (2012).


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