L’ultima offensiva di Satana contro la Chiesa


 

Sempre più persone sui social segnalano che mentre ovunque si cerca di tornare alla normalità dopo l’emergenza sanitaria nelle chiese prosegue la stretta anti-Covid: ingressi contingentati, processioni e feste patronali abolite, inginocchiatoi inutilizzabili, santa comunione impartita obbligatoriamente in mano e via elencando. Insomma, si continua imperterriti nella ottusa e asinina obbedienza ai diktat provenienti dai vescovi i quali a loro volta hanno dato prova di altrettanta ottusa e asinina obbedienza inchinandosi acriticamente al governo.

Per quanto riguarda il governo, ben impersonato da Giuseppe Conte, è chiaro che in un certo senso non ha fatto altro che il suo mestiere. Da laicista qual è non c’era da stupirsi per l’ordine di serrata generalizzata dei luoghi di culto, a ridosso della Pasqua, anche se questi erano in aree sperdute mai toccate dall’epidemia; mentre in seguito sono state emanate disposizioni che senza tenere nella benché minima considerazione le esigenze del culto e del sacro hanno fatto si che nelle chiese si debbano ancora oggi osservare le stesse regole dei supermercati e degli altri esercizi pubblici: sanificazione con gel delle mani all’entrata, distanziamento, uso di guanti e mascherine.

Ciò che desta perplessità è ancora una volta il comportamento dei chierici, i quali dopo aver ottusamente obbedito rinunciando alle proprie prerogative garantite dalla stessa Costituzione italiana e dalle norme del Concordato stipulato tra lo Stato e la Chiesa, che lasciano libera quest’ultima di regolare in autonomia le questioni relative al culto, perseverano nel perpetuare il clima di paura ostinandosi ancora a non usare quel buon senso che perfino il comitato scientifico governativo ha mostrato di avere quando ha raccomandato di adottare misure di quarantena commisurate alle reale portata del contagio, con l’istituzione di “zone rosse” solo là dove ce ne fosse stata effettiva necessità.

Ancora più perplessi lascia la decisione di voler proseguire ovunque sulla strada delle restrizioni anche adesso che il virus ha perso gran parte della sua carica e nonostante vi siano ampie aree del paese rimaste pressoché immuni.

Un vecchio volpone della politica era solito dire che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Ebbene, di fronte a tutto ciò come non si può fare a meno di pensare che a quella chiesa spiritoconciliare e modernista, che ha sempre avuto in odio le manifestazioni della religiosità popolare – acqua santa, processioni, culto dei santi, rosari, inginocchiamenti – e soprattutto l’attaccamento alla tradizione – residuato di una epoca “costantiniana” e “trionfalistica” quando la Chiesa, secondo loro, era tutta ori ed esteriorità – non pare vero di cogliere al volo il pretesto della pandemia per rimodellare ancor più la Chiesa, una volta cattolica apostolica e romana, secondo il loro ideale riformista e luterane?

Tanto più che certe fantasiose restrizioni, come il divieto di inginocchiarsi durante la liturgia non hanno alcuna razionale ragion d’essere.

Ai modernisti non sembra importare neppure il fatto che ormai a Messa ci si va ancora meno di prima della epidemia, tanto “si può pregare anche da casa” o seguire la liturgia in streaming, dal momento che la salute del corpo deve venire prima di quella dell’anima. Ma almeno potranno vantare un successo, probabilmente l’unico della loro ideologia neocristiana: l’aver finalmente fatto della Chiesa una istituzione povera, anzi indigente, senza più oboli e 8 per 1000 a causa della estinzione dei benefattori.

Infine fa male costatare che pochissime voci tra i pastori si levano per cercare di riportare alla ragione la gerarchia e il gregge. Così solerti nel chiedere dal pulpito a noi laici il coraggio della testimonianza evangelica e della sequela a Cristo in opposizione al mondo, loro tacciono o al massimo bisbigliano dinnanzi all’evidente sfacelo per non turbare il loro quieto vivere, non essere “divisivi” o mettersi in urto con i superiori. Ovviamente tutto in nome della santa obbedienza. Non ci è dato di sapere a chi, se a Dio o a Mammona.

 

Pietro Licciardi

 


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