“Si giudicano i ministri di Dio, ora idolatrandoli ora calunniandoli”


Gli apostoli sono “servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio“ (1Cor 4,1). Gesù è colui che essi rappresentano e che li manda a predicare il Vangelo del Regno di Dio e amministrare la sua grazia, mediante il Battesimo e gli altri Sacramenti.

A tutti è richiesto di essere fedeli al compito ricevuto e di non gonfiarsi di orgoglio e provocare divisioni nelle comunità. Poi, alla venuta del Signore, ognuno riceverà il suo giudizio e la sua lode, se la merita.

“Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo” (v. 4). Il vero giudice è il Signore, che conosce tutti i segreti e le intenzioni dei cuori. A lui compete il giudizio.

Spesso, nella Chiesa, si fa questo peccato, di giudicare i ministri di Dio ora idolatrandoli ora calunniandoli. Le mormorazioni non mancano mai purtroppo.

Se un sacerdote sbaglia, c’è solo da richiamarlo fraternamente e di pregare per lui, perché il Signore lo riporti alla grazia degli inizi. Se invece, si mormora, si dà scandalo.

La vera devozione non si calcola dai digiuni e dalle preghiere fatte, ma dall’essere nuove creature, piene di amore per tutti, amanti come Gesù di Dio e del suo Regno e non in cerca del compiacimento umano.

I cuori delle persone convertite sono gli otri nuovi, in cui Cristo versa il vino nuovo, che è lo Spirito Santo, senza di cui tutto è vecchiume.

 

Padre Giuseppe Tagliareni

 


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