Oggi mancano pastori che affrontino fatiche, calunnie e lupi rapaci


Tra l’apostolo e la sua comunità, si stabilisce un legame vitale, perché egli li genera spiritualmente come figli di Dio, mediante la Parola e i Sacramenti. Per questo è loro padre e li tratta da figli: li esorta, li richiama, li rimprovera, se è il caso. Nessuno può prenderne il posto.

Questo vale anche se egli è messo “all’ultimo” (1Cor 4,9). La vita del vero apostolo scorre tra infinite tribolazioni e persecuzioni, che egli accetta perché essi, i suoi figli spirituali, diventino saggi, forti nella fede, onorati.

Il mondo disprezza gli apostoli: li calunnia, li tratta come “spazzatura” (v. 13) e li rifiuta, perché non ci può essere intesa tra Vangelo e mondo, “tra Cristo e Beliar” (2Cor 6,15).

In una comunità cristiana, pedagoghi possono essere in tanti, ma padre spirituale uno solo, il Sacerdote che fa le veci di Cristo. Oggi mancano pastori che affrontino fatiche, calunnie e lupi rapaci. Ma se hanno paura di un virus? Essi per primi han bisogno di aiuto.

C’è sempre chi spia la libertà dei figli di Dio ed è pronto a scagliare pietre, se infrangono un codicillo di una legge. È lo scandalo farisaico. Accusano i discepoli di Cristo se non digiunano o non osservano le prescrizioni del sabato; ma loro sono capaci di divorare le case delle vedove.

“Il Figlio dell’uomo è signore del sabato” e così chi lo segue.

 

Padre Giuseppe Tagliareni

 

 


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