È amore richiamare chi sbaglia, colpa chiudere gli occhi


XXIII Domenica Anno A.

L’amore fraterno non è un optional, ma un sacro dovere: dobbiamo volerci bene gli uni gli altri, operando per l’altrui salvezza come per la propria.

È amore richiamare chi sbaglia; è invece colpa chiudere gli occhi. Fa parte del ruolo del profeta, come Ezechiele, essere “sentinella” e gridare al pericolo.

Sentinelle sono sacerdoti e vescovi: guai se chiudono gli occhi e non avvertono i malvagi del pericolo di perdersi.

Ma oggi nella chiesa si è presa un’altra linea: aprirsi a tutti, accogliere tutti, ognuno nella sua situazione: il convivente, il divorziato, l’omosessuale dichiarato. Nessuno li deve disturbare con richiami che potrebbero salvarli; così vanno a capofitto verso l’Inferno.

Dio chiederà conto ai pastori muti. Ma ciò vale anche per un singolo fedele: l’amore lo deve spingere a fare opportunamente la correzione fraterna: in segreto e se necessario anche davanti a testimoni o all’intera comunità.

Ciò che viene legato o sciolto sulla terra, sarà legato o sciol to nei cieli. Perciò bisogna stare molto attenti alle conseguenze eterne di ciò che stabiliamo sulla terra.

L’ideale è avere sempre Gesù con noi; allora tutto ciò che, uniti tra noi, chiederemo nel suo nome, ci sarà concesso.

Dio ama l’unità e vuole glorificare il Figlio suo unigenito.

 

Padre Giuseppe Tagliareni

 


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