Ecuador, vescovi contro “codice di morte” pro aborto, utero in affitto e ideologia gender


L’Arcivescovo di Quito, Mons. Alfredo José Espinoza, ha definito “codice di morte” il Codice della Salute Biologica approvato dall’Assemblea Nazionale dell’Ecuador, chiedendo anche al Presidente Lenín Moreno di esercitare il suo diritto di veto.

La Conferenza episcopale ecuadoriana ha rilasciato una dichiarazione in cui condanna il cambiamento legale.

I Vescovi dell’Ecuador hanno ricordato che i diritti umani, che sono inerenti alla natura umana, precedono tutte le legislazioni. Per i vescovi la legislazione deve essere al servizio della vita e dei diritti umani.

La Costituzione del 2008, approvata dalla maggioranza del popolo ecuadoriano, è la Legge suprema a cui devono essere subordinate, dicono i vescovi, tutte le leggi e i regolamenti “Con l’approvazione del Codice Sanitario Biologico”, scrivono i vescovi c’è un grande impatto sui diritti umani sanciti dalla Costituzione perché si promuove l’aborto, “in modo ambiguo o indeterminato, come emergenza ostetrica”. Si attenta, secondo i vescovi, anche al “diritto delle madri e dei padri di educare i propri figli, approvando l’uso indiscriminato di contraccettivi da parte di minori senza il loro consenso, nonché imponendo visioni ideologiche di genere contrarie alle loro convinzioni etiche e alla scienza”.

Con il nuovo codice salterebbe anche il diritto all’obiezione di coscienza da parte dei medici, “costringendoli a intervenire in caso di emergenza ostetrica per qualsiasi motivo”. Sarebbe violato anche il diritto delle donne alla piena maternità e alla dignità del corpo umano, perché sarebbe consentita la maternità surrogata.

Inoltre sarebbe permesso il cambio di sesso nella fase della pubertà e sarebbe impedito il recupero di un orientamento sessuale.

I fedeli ecuadoriani, intanto, hanno iniziato a mobilitarsi e hanno lanciato campagne di preghiera.

Angelica La Rosa


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