Le origini del conservatorismo di Donald Trump


A poche settimane dalle prossime presidenziali americane, forse vale la pena evidenziare come il discorso politico-culturale di Donald Trump non nasce come un “fiore nel deserto”.

Anzitutto evidenzierei come, a mio avviso, il trumpismo nasca senz’altro dal “paleoconservatorismo” (così è stato chiamato negli States) di cui è ancora oggi fra i portavoce il giornalista e politico cattolico Pat Buchanan.

Sicuramente Trump è più moderato e duttile, ma esiste oggi una differenza fondamentale che rende attuale la visione geopolitica di Pat Buchanan rispetto a quella di quando, 28 anni fa, quest’ultimo sostenne la candidatura di George W. Bush.

Il sistema imperiale americano deve convertirsi in softpower per ottimizzare sia gli sforzi economici che militari nella gestione della sua egemonia.

Il processo era iniziato, sia pure con contraddizioni, già con Obama. La retorica isolazionista si presta a questa visione strategica anche se gli Usa di Trump non intendono rinunciare ma rilanciare il loro ruolo di superpotenza.

Importante è anche la visione economica che, fedele al nazionalismo, punta alla reindustrializzazione e a un nuovo consolidamento della democrazia capitalistica.

Una simile ispirazione non può convivere con una società relativistica e l’alienazione sociale che ne consegue, perché in questo modo non ci sarebbe il tessuto morale e psicologico adatto ad una nazione che vuole essere in grado di assumere la leadership del XXI secolo.

 

Cristiano Ottaviani


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